| SANTUARI DELLA PROVINCIA DI COSENZA |
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| Acquaformosa |
Santuario Santa Maria del Monte
Santuario di S. Maria del Monte, di epoca incerta, (probabilmente risalente al IX-X secolo) come luogo di ritiro dei Cistercensi. Il Santuario è distante circa sette chilometri da Acquaformosa, sito a 1430 metri di altezza, su un pianoro del monte Cozzo di Lepre. Rappresenta un semplice esempio di edilizia religiosa rurale consistente in una costruzione a due piani comprendente la cappella. La facciata è composta di un portico d'ingresso e della cella campanaria. L'interno è a unica navata e contiene un pregevole bassorilievo, ricavato da due lastre di pietra tufacea incollate tra loro, di Madonna che allatta il bambino. Secondo la tradizione la scultura fu ritrovata in una grotta poco distante dal Santuario al tempo dell'imperatore d'Oriente Leone III Isaurico che combatte il culto delle sacre immagini. |
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| Acri |
Santuario Santa Maria Maggiore
La chiesa di Santa Maria Maggiore, eretta sui ruderi di un edificio romanico, come si vede oggi, è frutto degli interventi effettuati nel corso del sec. XVIII. Vi si accede da un'ampia scalinata. All'interno mantiene ancora resti dell'abside originaria con la scritta VI ANN. DVI - M.S. XX - XII. Nella navata sinistra, nicchie lignee con statue (Assunta, Cuore di Maria, Sacro Cuore di Gesù). Sull'altare maggiore, Assunzione di Maria Vergine, tela di anonimo pittore del sec. XVIII. Sulla navata destra, crocifisso ligneo del '300; bel tabernacolo di legno; nicchia lignea con statua di San Pietro. Recandosi nella parte più alta del paese, appare il palazzo Sanseverino appartenuto all'omonima potente famiglia calabrese ed edificato tra il sec. XVI e XVII. Venne restaurato nel 1720 da Stefano Maugerio; il salone dei ricevimenti è affrescato dai fratelli Zuccari da Sant'Angelo in Vado nel sec. XVI, con l'Allegoria del tempo e l'Eternità; nei giardini, busti marmorei. |
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| Bocchigliero |
Santuario Madonna de Jesu
La Chiesa della Riforma (o Santuario della Madonna da Jesu),conosciuta come Madonna delle nevi, è situata in posizione panoramica, a circa 1000 metri di altitudine e risale al 1700. La sua costruzione è legata ad un’affascinante storia di tradizione e fede. La tradizione narra infatti che ad una pia vegliarda, Suora Ortenzia Caligiuri, la Madonna comparve ripetutamente in sogno, incitandola ad indurre la popolazione a recarsi nel Bosco Basilicò ed a frugare tra i ruderi e le macerie della vecchia chiesetta, perché là avrebbero ritrovato la sua immagine che essa voleva venisse trasportata in paese e venerata nel luogo che avrebbe designato. Suor Ortenzia indusse il suo confessore Don Domenico Marino a recarsi processionalmente a Basilicò. Durante le operazioni di ritrovamento fu inavvertitamente spezzato il dito mignolo della vergine che cominciò a sanguinare. L'immagine fu portata nella chiesa di San Francesco, ma una mattina di agosto, in piena stagione estiva, l'immagine fu rinvenuta in una zona miracolosamente innevata e li si decise di edificare il Santuario in suo onore.
Ancora oggi, conservata sopra l'altare, è visibile la piccola mutilazione al dito della Vergine.
Per necessità di culto e per appagare il desiderio della cittadinanza si fece in seguito scolpire nel legno una statua che, se anche non molto bella e non proporzionata artisticamente, porta sul viso una soave espressione di maternità affettuosa. Tale statua viene portata processionalmente in giro per le vie del paese il 5 Agosto, giorno di Santa Maria a Nives.
La chiesa è stata eretta a Santuario diocesano il 19 dicembre 1954.
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| Carpanzano |
Santuario Madonna delle Grazie
La chiesa dell’Annunziata, Santuario della Madonna delle Grazie, venne edificata nel Trecento ad opera dei Frati Conventuali, dopo l'apertura dei tre conventi francescani di Cirò e rimaneggiata nei secoli successivi. Del Settecento è la Cappella delle Grazie. All’edificio si accede tramite un’ampia gradinata: nella facciata è possibile mirare il portale della costruzione originaria, di stile gotico-durazzesco, e una porta con valve in legno del Cinquecento. Vicino all’ingresso si conserva una bella acquasantiera marmorea, risalente al 1563. Nella cappella della Madonna delle Grazie è inoltre conservata la tela della Madonna col Bambino dipinta nel secolo XVI. |
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| Cassano allo Jonio |
Santuario Santa Maria della Catena
La devozione alla Vergine della Catena, storicamente presente da diversi secoli, è legata alla esistenza del noto Santuario, che si innalza nelle immediate vicinanze di Cassano. L'articolata e biancheggiante costruzione sacra, luogo di preghiera e raccoglimento, caposaldo solenne di fede mariana non solo dei Cassanesi ma di molti fedeli del circondario, sorge fuori del recinto dell'abitato, verso Nord, a ridosso di una verdeggiante collina, a sua volta circondata da monti maestosi e silenti.
Il Santuario, che custodisce la statua lignea della Madonna della Catena, opera di De Lorenzo, si inserisce in un suggestivo ambiente panoramico, tra le vegetazioni di ulivi in basso e le macchie di castagni e querce più in alto. Il Tempio mariano domina e caratterizza il raccolto e pittoresco paesaggio della valle, su cui emerge, come presenza e richiamo alle spirituali mete dell'anima.
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| Castrovillari |
Santuario maria Santissima del Castello
Il santuario di Maria Santissima del Castello venne edificato per volere del Conte Ruggero. Tale scelta fu conseguenza del ritrovamento, presso il costone roccioso su cui lo stesso Conte avrebbe voluto costruire il suo castello, del dipinto di una dolce immagine della Madonna – quasi certamente opera di un monaco greco che viveva nelle grotte di cui la zona collinare è ricca. La Madonna fu vera benefattrice del luogo e dei fedeli che vi si recarono – tra cui Carlo V e Pio IV. La chiesa subì varie trasformazioni specie nel 1700. Oggi, nella facciata è possibile mirare un portico con tracce di affreschi del secolo XV e due portali romanici. Sul fianco destro si trova un portale con un bassorilievo di marmo, che rappresenta la Madonna col Bambino. All'interno vi sono opere marmoree ed intagli lignei pregevoli e tele di Pietro Negroni del 1560. |
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| Cerchiara Calabra |
Santuario Santa Maria delle Armi
Il Santuario della Madonna delle Armi risulta di un complesso di edifici allineati contro la massiccia parete della montagna : all'estrema destra c'è la chiesa , la quale penetra per diversi metri nel vivo della roccia.
Accedendo al Santuario , si passa tra due edifici :a sinistra il palazzo del Duca ,con ampie sale che ospitano le personalità che intervengono alle feste annuali ; a destra l'antico ospizio dei pellegrini , ora adibito ad abitazione del custode.
L'immagine di S.Maria delle Armi , che si venera nel Santuario , appartiene al tipo siriano della Immacolata essa è ritratta su pietra a forma ovoidale e tondeggiante nella
parte posteriore .
Dal 1750 , è esposta in un reliquiario di argento di fattura napoletana e ordinata dal Principe Michele Pignatelli. La data del 25 aprile 1846 è stata ancora un altro giorno prodigioso per la pietà dei fedeli di Cerchiara, che a Lei avevano pensato di fare ricorso per avere salvo il raccolto dalla grave siccità di quell'arsa primavera.
Si organizzò una processione di fiducia e di speranza al Santuario , e la pioggia venne ,il raccolto fu salvo ed un patto votivo fu stipulato per testimoniare l'avvenimento a tutte
le generazioni : Celebrare , in ricordo , la festa votiva del 25 aprile , detta ancora "dei vinticinche " , a distinzione da quella di Pentecoste. |
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| Cetraro |
Santuario Santa Maria Monte Serra
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| Cosenza |
Santuario Maria Santissima del Pilero
Nell'Anno Santo 1575, una forte epidemia di peste afflisse Trento, la Valle dell'Adige, e le città di Verona e di Venezia. Tale flagello rapidamente si diffuse in tutta Italia, fino ad arrivare in Sicilia e in Calabria, raggiungendo la città di Cosenza nel 1576. La nascita del culto della Madonna del Pilerio si può far risalire proprio a quell’epoca, più precisamente al 1577, anno in cui alla sacra icona vennero formalmente riconosciute proprietà miracolose. Infatti, si narra che, mentre il morbo pestilenziale infuriava in Calabria e nel cosentino, un devoto soleva pregare dinnanzi all'icona della Beata Vergine Maria, conservata nella Cattedrale di Cosenza; alla Vergine, il buon uomo chiedeva che la città fosse salvata dalla peste; improvvisamente, sollevati gli occhi verso la sacra icona, il fedele si accorse che sul volto della Madre era comparso un bubbone, simile agli orrendi segni lasciati dalla peste. Infervorato da un tale prodigio, l’uomo corse ad avvertire il Vicario Generale dell'Archidiocesi. Questi, alcuni esponenti del clero e un numeroso seguito popolare, accorsero per verificare l'accaduto. Nello stesso giorno, miracolosamente, il morbo cominciò a regredire nella città: nessuno degli ammalati morì e la malattia sparì lentamente. La Beata Vergine aveva voluto attrarre su di Sé il rovinoso flagello, esonerandone i devoti. La notizia dell’accaduto si diffuse nei paesi vicini, da cui accorse un continuo e ininterrotto flusso di pellegrini. Nel 1603, l'Arcivescovo mons. Giovan Battista Costanzo fece collocare la sacra icona della Madonna su di un pilastro del Duomo, quindi venne posta sull'altare maggiore fino a quando non venne predisposta la costruzione di un altare in suo onore, realizzato nel 1607. La Madonna del Pilerio intervenne a favore della città di Cosenza anche in occasione dei numerosi terremoti che si abbatterono sul territorio calabrese nel corso dei secoli. In diverse occasioni la città di Cosenza, se pur colpita, lamentò pochissime vittime rispetto ai paesi del circondario. Durante il terribile terremoto del 1783, in particolare, sul dipinto si aprirono delle fessure – non riconducibili a cause naturali - che ricoprirono il volto e il petto della Vergine. Nel 19° secolo i fedeli dedicarono alla Madonna una festa, da celebrarsi il 12 febbraio. Nei primi del Novecento, la Santa Sede confermò alla Madonna del Pilerio il titolo di patrona della città. |
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| Lago |
Santuario Santa Maria delle Grazie
Il Santuario della Madonna delle Grazie è legato alla particolare esperienza mariana del popolo di Lago. Non c'è stata nessuna apparizione, miracoli se ne raccontano moltissimi da parte del popolo, ma non troppi strepitosi. Il vero miracolo è che il popolo è attratto dalla Madonna delle Grazie. I laghitani che sono partiti all'estero in cerca di lavoro,sparsi nel mondo,si sentono ancora uniti al paese natale e tra di loro per la Madonna delle Grazie. La chiesa di Santa Maria delle Grazie, oggi Santuario Mariano, ha avuto una storia difficile. La primitiva chiesa sorgeva in valle Roppi. In seguito a smottamenti e terremoti, la chiesa venne ricostruita nel rione di Laghitello e poi ultimamente a Margi. La casa della Madonna ha seguito le vicende del suo popolo. L' 8 settembre 1982, a conclusione dell'Anno Mariano, l'Arcivescovo di Cosenza-Bisignano Dino Trabalzini, su richiesta del Parroco pro tempore Don Federico Faraca e del Comitato, ha elevato a Santuario Mariano la Chiesa di Margi, ponendo in tal modo l'approvazione della Chiesa all'esperienza mariana della gente di Lago. E' un'esperienza spirituale di un intero popolo, che nella sofferenza e nel peccato, ha mantenuto la fede in Gesù Cristo per mezzo di Maria. La settimana della novena ( 29 Agosto - 8 Settembre ) è come una seconda settimana santa. La gente partecipa assidua, ascolta con attenzione sorprendente la parola di Dio,si confessa, si comunica, fa buoni propositi. La devozione mariana dei laghitani è un cammino spirituale che può essere molto utile per tanti cristiani. |
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| Laino Borgo |
Santuario Madonna dello Spasimo
A circa due chilometri di distanza dal centro abitato di Laino Borgo si erge un suggestivo Santuario dedicato alla Madonna dello Spasimo o delle Cappelle, che in occasione del grande Giubileo del 2000 è stato annoverato fra i Santuari calabresi in cui è possibile acquistare l'indulgenza. Il Santuario, costruito per volontà del pellegrino lainese Domenico Longo, che si suppone abbia visto in sogno realizzati nel suo fondo i Luoghi Santi di Gerusalemme, è costituito dalla Chiesa e da 15 cappelline. Queste, di dimensioni tanto ridotte da permettere l'ingresso di una sola persona, riproducono al loro interno vari momenti delle vita di Cristo, dalla nascita alla morte. Cinque di esse sono state costruite nel 1557 al ritorno dal viaggio di Domenico Longo in Terra Santa, da dove riportò i disegni per riprodurre fedelmente la Cappella fatta edificare da Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino; nel 1595 e 1598 ne sono state aggiunte altre due, mentre le rimanenti otto sono state edificate nel corso del XIX sec. dai presbiteri succeduti nella parrocchia.
La statua della Madonna dello Spasimo, a cui è dedicato il santuario, rappresenta la Vergine Addolorata con il cuore trafitto da sette spade, tanti quanti sono i suoi dolori. Nel maggio del 1991 alla presenza di gran parte della popolazione lainese e di numerosi fedeli, la Statua della Vergine Addolorata delle Cappelle è stata incoronata, in Vaticano, nella Sala Nervi, da Sua Santità Giovanni Paolo II diventando così la "SS. Vergine Incoronata delle Cappelle".
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| Laurignano |
Santuario Maria Santissima della Catena
Una tradizione orale, raccolta dallo scrittore Vincenzo Padula, in un opuscolo pubblicato nel 1890, fa risalire l'origine del culto di Maria SS. della Catena ad un miracolo, avvenuto nel 1301 in un boschetto della periferia di Laurignano. Il cieco Simone Adami, assopito presso una sorgente, ode in sogno: "Lavati alla fonte e vedrai". Si desta, si lava e vede. E' la Madonna a parlargli. In seguito, nel vicino boschetto, trova, tra le pareti di una chiesetta semidiroccata, un'immagine della Madonna rassomigliante a quella vista nel sogno. La tradizione riporta altri fatti straordinari, come la guarigione di un malato mentale, Saverio Lentini; il restauro misterioso del quadro della Madonna a Roma nello studio di un artista, cui era stato affidato da P. Arcangelo, monaco florense del monastero di Mendicino. La storia delle origini si conclude con le notizie riguardanti l'eremita Fra' Cassiano, che portò notevole sviluppo al culto della Madonna della Catena. Costruisce la chiesetta di S. Maria con l'eremitaggio annesso. Muore nel 1471 durante la peste. Prima della su morte, prevedendo l'abbandono del romitorio, fa murare il quadro della Madonna in una parete della chiesa per preservarlo dal pericolo di profanazioni.
Nell'immagine, scoperta da Adami, è raffigurata una catena tra le mani della Madonna. Il simbolo della catena al santuario si è ulteriormente arricchito: la catena che la Madonna stringe tra le mani è vista non solo come simbolo di scioglimento e di liberazione dal male (aspetto negativo), ma anche in senso positivo, di unione a Gesù.
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| Longobucco |
Santuario Santa Maria Assunta
La Chiesa Matrice dell’Assunta, fu costruita con ogni probabilità in epoca normanna e rifatta in stile barocco nella seconda metà del Settecento, dopo che un terremoto, nel 1743, l’aveva quasi completamente distrutta. Molto bella la facciata, in pietra nera, con decorazioni in parte barocche, in parte d’impronta romanica, come un piccolo leone accovacciato, noto tra i Longobucchesi come il “mostriciattolo”.
Questa chiesa non è soltanto un luogo di culto, ma un vero e proprio “scrigno”, piena com’è di opere d’arte d’ogni genere. L’interno è decorato in uno stile barocco settecentesco assai delicato, con un maestoso altare maggiore in marmi policromi.
La “Natività” e l’ “Adorazione dei Magi”, collocate nel coro, una di fronte all’altra, sono le opere più belle lasciate dal Santanna a Longobucco. Pare che l’artista, nel dipingere queste tele, abbia tenuto presenti modelli umani longobucchesi.
Contiene due dipinti ad olio su tela di Onofrio Ferro da Paludi, raffiguranti rispettivamente l’Ultima Cena e l’Addolorata.
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| Marina di Schiavonea |
Santuario Madonna di Schiavonea
Nel mese di agosto dell'anno 1648, tra il personale della Torre del Cupo vi era una sentinella a cavallo di nome Antonio Ruffo, che assolveva il suo compito cavalcando lungo la spiaggia e osservando il mare alla ricerca di eventuali pericoli.
Nella notte del 23 agosto 1648, mentre osservava il mare nelle vicinanze della Chiesa di S. Leonardo e della Torre del Cupo, gli apparve la Vergine Santissima . La Vergine tranquillizzò l'attonito cavallaro e dichiarò di essere la Madonna della Schiavonea. Gli chiese poi di far dipingere una sua effigie da venerare nella vicina chiesetta di San Leonardo. Maria Santissima ripeté per altre due volte la sua apparizione, prima che si credesse alla realtà delle visioni e che si provvedesse a quanto da Lei richiesto. Fu dato incarico ad un pittore di Corigliano, un certo Scamardella, di dipingere un ritratto della Vergine apparsa.
Il pittore iniziò il suo lavoro nella chiesetta di S. Andrea, sotto la direzione dello stesso Antonio Ruffo il quale gli indicava i particolari della posizione della Madonna, della foggia e dei colori dell'abito. Inspiegabilmente e secondo qualcuno anche improvvisamente si trovò il viso della Vergine completato e con arte veramente sublime, di cui certo il povero Scamardella non era capace .
Fu autorizzata la traslazione del quadro della chiesa di S. Pietro, vicino il Castello, il 20 settembre, e poi la solenne processione con la quale il 13 ottobre 1648 il quadro miracoloso fu trasportato alla Chiesa di S. Leonardo tra una moltitudine di fedeli accorsi anche dai paesi vicini, dove si era sparsa la voce dei fatti prodigiosi avvenuti in Corigliano .Con l'andar del tempo e col diffondersi della devozione alla Madonna di Schiavonea, la marina di Corigliano, già chiamata Il Cupo, prese il nome di Schiavonea.
Il 16 marzo 1949 viene posta la prima pietra per la costruzione del Santuario di Schiavonea, nel luogo dove prima sorgeva la chiesa di San Leonardo.
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| Mendicino |
Santuario Maria Santissima Assunta
Nel luogo su cui oggi sorge la chiesa, fino al 1212 esisteva un istituto religioso femminile di Monache Cistercensi: esso fu abbandonato quando Federico II di Svevia fece dono alle monache della Sinagoga in Cosenza e delle case adiacenti. Il monastero rimase, dunque, in disuso fino al 1890, anno in cui il francescano Fra Raffaele Filippelli, si prese cura della cappella abbandonata e del terreno circostante, iniziando la costruzione della chiesa attuale. Nel 1910, terminati i lavori, fu deciso che la statua in pietra della Madonna – prelevata dalla vecchia chiesetta – doveva essere sistemata sull’altare maggiore. L'origine di questa statua è incerta: probabilmente, intorno al 1200-1300, essa fu trasportata da Gaudio Ghiozzo, con un mulo, dal mare sino Santuario; da tale episodio, l’appellativo che la scultura ha guadagnato tra i fedeli di "Madre Celeste venuta dal Mare". Essendo la vecchia statua in pietra troppo pesante per essere portata in processione, fu preparata una nuova statua in legno. La nuova scultura in legno prese il nome di Santa Maria dell'Assunta, in quanto essa era stata condotta al Santuario nel mese di agosto. |
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| Montalto Uffugo |
Santuario Santa Maria della Serra
La chiesa di Santa Maria della Serra il cui nome è dovuto probabilmente all’immagine, ritenuta miracolosa, della Madonna della Serra, è un'opera del XIV secolo, consacrata nel 1227, ma interamente rifatta a partire dalla fine del XVIII secolo. Il rifacimento è dovuto a maestranze (scalpellini, stuccatori ed ebanisti) di Rogliano, ove risiedevano gli specialisti più quotati della regione, primo tra tutti Nicola Ricciullo, artefice principale dei lavori. L’imponente facciata, in calcare scolpito di Montalto, in barocchetto classico, è preceduta da una vasta scalinata che si conclude con uno spazio davanti ai tre portali in pietra settecenteschi.
L’ultima trasformazione, su progetto dell’arcè Domenico Miceli da Longobardi, risale al 1854; le volte vennero rifatte a stucchi da Pasquale Berlingieri. All’interno, bella scultura lignea dedicata alla Madonna della Serra, in stile bizantineggiante scolpita, con ogni probabilità, nel XII secolo. Si dice che nel XIII secolo, fosse conservata nella chiesa dell’Assunta che oggi non esiste più e che si elevava nella vecchia piazza del paese. Si racconta ancora che per tre volte la statua scomparve per essere ritrovata sul colle della Serra ove, per tal motivo, si decise l’edificazione di una chiesa, fuori dalle mura del paese, sul monte Serrone. La statua della Madonna, assisa in un trono con tre cuspidi, è scolpita a tutto tondo e a figura intera, in un unico pezzo di cedro.
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| Morano Calabro |
Santuario Santa Maria di Colloreto
A qualche chilometro dalla cittadina, immerso in grandi boschi di elci e faggi, ai piedi del massiccio del Pollino, sorgono i ruderi del grande monastero del Colloreto: costruito nel 1546 dal Beato Bernardo da Rogliano, forse sui ruderi di un edificio più antico. Gli Agostiniani di Collereto lo arricchirono di preziosissime opere d'arte. Il cenobio poté godere della protezione di molti nobili del luogo tra cui la principessa Erina Kastriota Skanderbeg, moglie del feudatario Antonio Sanseverino. La Congregazione degli Eremitani di Colloreto, divenuta molto potente, fu soppressa una prima volta nel 1751, per finanziare la costruzione del Real Albergo dei Poveri a Napoli; riaperto l'anno seguente venne definitivamente chiuso nel 1809 con le leggi francesi. In seguito a questi eventi le prestigiose opere d'arte custodite nella chiesa dei Colloretani, confluirono nelle chiese di Morano dove sono rimaste e da quel momento il complesso divenne una vera e propria cava di materiali che lo ha ridotto nelle condizioni attuali che permettono di riconoscere solo la chiesa sul cui muro terminale si partono tre nicchie, la bella torre campanaria rotonda e le stalle.
Santuario Madonna del Riposo
Santuario Santa Maria del Pollino |
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| Paola |
Santuario di San Francesco di Paola
Il Santuario dedicato a San Francesco sorge a Paola in un posto incantevole, in mezzo a floridi campi che furono proprietà del Santo, ai piedi di una montagna, di fronte al mare.
Lungo la strada sono riprodotti, in ceramica, i miracoli del Santo.
La cappella del santo, all’interno del Santuario, corrisponde alla chiesetta che egli stesso edificò per ospitare i primi visitatori, attualmente chiamata “Cappella delle Reliquie” perchè sono conservati al suo interno molti oggetti appartenuti al Santo. Tra le tante cose, si conserva un dente molare che San Francesco lasciò alla sorella Brigida prima di partire per la Francia, un paio di sandali, il mantello col quale attraversò lo stretto di Messina, un cappuccio, le calze, la corona del Rosario, ma soprattutto il busto d'argento che rappresenta il Santo.
Successivamente, però, la cappella diventò insufficiente a contenere i numerosi fedeli, così la ampliò con una larga navata, cambiando anche l'ingresso.
Da notare è la Lampada votiva che resta accesa giorno e notte e che dal 1943 viene alimentata da tre comuni della Calabria.
Appena fuori dal Santuario, sulla sinistra, inizia il bellissimo percorso verso i luoghi che hanno visto protagonista il Santo, definito la Via dei Miracoli.
Numerose sono le prove visibili dei miracoli avvenuti durante il suo operato a Paola.
Subito dietro il Santuario si trova la fornace dove avvenne uno dei tanti miracoli che San Francesco compì durante la costruzione del convento di Paola.
Più avanti la bomba inesplosa del secondo conflitto mondiale che cadde nel torrente Isca e che San Francesco miracolosamente non fece scoppiare.
Ancora più su, si trova il luogo identificato come il Primo Romitorio, dove il Santo dall'età di quattordici anni rimase a vivere in solitudine per cinque anni, prima che venisse scoperto da alcuni cacciatori.
Il ponte del diavolo, che sovrasta il torrente, chiamato così perchè si racconta che lo stesso diavolo abbia voluto aiutare il Santo nella costruzione dell'opera, necessaria per attraversare il torrente. Si narra che, in cambio del suo aiuto, il diavolo avrebbe voluto l'anima del primo che ci fosse passato sopra.
Con l'astuzia, San Francesco fece passare un cane e invitò il diavolo a prendersi l'anima dell'animale. Il diavolo, furioso per essere stato ingannato, colpì violentemente il muro, lasciandovi una sua impronta. Anche se il fatto non è stato documentato durante il Processo di santificazione, chiunque lo attraversa, guarda con disgusto quella ipotetica impronta.
L'antico Oratorio è invece il primo luogo dove San Francesco incontrava la gente che andava a trovarlo per ottenere miracoli o per andare a sentirlo parlare o solo per rendersi conto del modo particolare in cui viveva.
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| Papasidero |
Santuario Madonna di Costantinopoli
Il Santuario della Madonna di Costantinopoli (XVII-XVIII sec.)è incastonato nelle gole del Lao in un posto suggestivo,ai piedi di un costone di roccia a strapiombo sul fiume. Il santuario conserva un affresco , di rozza fattura, databile al XIII secolo e raffigura la madonna di Costantinopoli con ai lati un vescovo genuflesso e San Michele Arcangelo vestito di corazza che infilza satana emergente dalle fiamme infernali. Queste figure vennero alla luce nel corso dei restauri del 1983 quando venne tolta la cornice di legno che contornava il dipinto.
L'edificio originario di modeste dimensioni fu ampliato quasi certamente dopo la peste del 1656 e successivamente alla fine del Settecento e all'inzio sell'Ottocento. La costruzione è stata realizzata in pianta a croce greca, a tre navate e tre campate. L'edificio è raggiungibile attraverso un ponte fatto costruire nel 1904 da Nicola Dario sopra l'ossatura ancora visibile di quello medievale, noto un tempo col nome di "Rognosa", era in origine una modesta costruzione di cui non può escludersi l'ascendenza basiliana.
Il culto della Madonna di Costantinopoli risale a tempi remoti quando i monaci basiliani in seguito alle lotte iconoclaste si rifugiarono anche in Calabria.L'inizio elle festività risale al 1665 in quanto nel 1656 una terribile peste dilagò per tutta l'Italia fino al 1665. Il 20 maggio di quell'anno la popolazione di Papasidero, decimata dalla malattia, si rivolse alla Vergine per chiederne i favori e, con una assemblea popolare la Madonna di Costantinopoli fu riconosciuta patrona e protettrice del paese.Da tempo immemorabile la festa si celebra il martedì dopo la Pentecoste. Durante la festa in segno di devozione o per sciogliere un voto, è ancora vivo tra le donne l'uso delle "cinte" costituite da telai di legno a forma cilindrica riempite di candele e ornate con palle, nastri, fiori e fili argentati che le donne portano in testa spesso a piedi nudi
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| Paterno Calabro |
Santuario San Francesco di Paola Paterno
Paterno e' il secondo Convento fondato e costruito da S.Francesco di Paola. Il luogo fu scelto dal Santo per la solitudine e il raccoglimento che offriva e continua ad offrire anche oggi. Alla costruzione del convento partecipò direttamente S. Francesco lasciandovi traccia di numerosi interventi prodigiosi: tra i tanti si ricorda quando, per mano del diavolo, l’architrave da collocare sul portale cadde e si spezzò. S. Francesco, presi i tre pezzi, li collocò ugualmente sullo stipite, ove ancora oggi resistono immobili. Per questo motivo il Convento di Paterno è detto il “Convento dei miracoli” e, durante il soggiorno di San Francesco, divenne subito meta frequentatissima di pellegrinaggi. |
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| Praia a mare |
Santuario Santa Maria della Grotta
Il Santuario è così chiamato in quanto situato all’interno di una grotta naturale del Monte Vinciolo, creata dalla millenaria erosione delle acque marine. La grotta, di grande importanza archeologica, fu frequentata fin dal Paleolitico. Molti sono i reperti recuperati al suo interno che oggi è possibile vedere al piccolo Museo Comunale.
E'alta 19 metri ed ha una superficie di circa duemila metri quadrati. Vi si giunge tramite una scalinata da cui si scorge un bellissimo panorama sulla costa. E' luogo di culto e di pellegrinaggio.
Nella nicchia dell'altare del Santuario era custodita una statua lignea della Madonna col bambino del XIV secolo. Fu rubata alcuni anni fa e sostituita con una copia. La statua è al centro della processione di ferragosto e meta di pellegrinaggio.
In una cappella è custodita una scultura raffigurante la Madonna della Neve, opera della scuola del Gagini (XVI Secolo).
Il campanile del Santuario, poi, utilizza la campana di bordo del piroscafo inglese «Umballa», silurato nelle vicinanze di Praia a Mare nel 1917.
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| Roggiano Gravina |
| Santuario Madonna della Stella |
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| Rossano |
Santuario Santa Maria del Patire
A circa 12 chilometri da Rossano, si innalza quello che è considerato il più alto esempio di architettura basiliano-normanna. E' situato in una posizione privilegiata e incantevole, un altopiano posto a 600 metri di altitudine.
La chiesa fu edificata all'inizio del XII secolo da S. Bartolomeo da Simeri (il "patér" di cui il nome della chiesa) in un luogo dove già sorgevano numerose lauree eremitiche. La tradizione narra che Bartolomeo conduceva vita isolata ed eremitica nelle montagne del Mollettino e qui, mentre pregava, gli apparve la Madonna che gli chiese di erigere un monastero a Lei dedicato.
Il monastero divenne un centro mistico, economico e culturale e mantenne il suo splendore per più di tre secoli. Il Pathirion ebbe una ricca e importante biblioteca e una scuola calligrafa, (lo Scriptorium) dove i monaci si esercitavano alla copiatura e miniatura dei codici. Buona parte dei codici superstiti sono oggi conservati nella Biblioteca Vaticana; altri nell'Abbazia di Grottaferrata. Dell'originaria costruzione rimangono in piedi anche alcuni archi e avanzi del chiostro.
La struttura è semplice, spoglia di marmi, decorazioni e qualsiasi ornamento. Parte del pavimento è originaria (XII secolo), tutta a mosaico, con tondi con figure di animali (tra i quali, un centauro e un unicorno).
Santuario Santa Maria Achiropita
La Santuario della città di Rossano è dedicato al culto della Madonna Achiropita. Tale culto si riferisce alla forte devozione dei rossanesi verso l’icona pittorica della Vergine, realizzata tra il 580 e la prima metà dell’8° secolo. L’immagine si trova in una nicchia al lato destro della navata centrale, su un altare in pietra di cipro Si tratta di un affresco su un frammento di colonna, venerata fin dal XII secolo col titolo di Achiropita, cioè “non dipinta da mano umana”. Oggi l’icona è perfettamente libera e visibile, ma nei secoli passati ben sette lastre di vetro sovrapposte rendevano l’immagine meno evidente, velandola di un senso di mistero e di arcano. I recenti lavori di pulitura hanno reso leggibili sul lato destro in verticale, alcune lettere greche del nome Theotokos, cioè "Madre di Dio". e raffigura la Madre di Dio mentre regge sul braccio sinistro il Messia bambino; La Chiesa Madre è una vera e propria galleria d'arte sacra, che attraversa e ripercorre una storia lunga ben 15 secoli. In essa si possono mirare, ad esempio, i resti dell’antico Oratorio dell’eremita Efrem, alla cui vicenda è legata la leggenda del ritrovamento della tela della Madonna Achiropita. Secondo la tradizione, infatti, nel VI secolo il monaco Efrem, dopo aver predetto al nobile Maurizio, in fuga e naufrago a Rossano, la sua elezione a Imperatore di Bisanzio, avrebbe ottenuto per gratitudine la promessa di una cappella da dedicare alla Madre di Dio. Durante i lavori di costruzione, quando si trattò di dipingere l’icona, nottetempo, l’immagine eseguita dagli artisti bizantini scomparve, rimpiazzata miracolosamente dall’Icona Achiropita.
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| San Basile |
Santuario Santa Maria Odegitria
Il Monastero di Santa Maria Odigitria è la continuazione dell'antico monastero di San Basilio Craterese, fondato tra la fine del X secolo e l'inizio dell'XI.Sorge in una panoramica posizione alle pendici di monti boscosi tra il maestoso massiccio del Pollino a nord e la sottostante piana di Sibari ad est. Si dice che uno dei monti che sovrasta il Monastero e il paese sia il cratere di un vulcano, da qui la denominazione "craterese" data anticamente al Monastero di San Basilio
La Chiesa di Santa Maria Odigitria conserva gelosamente, di fronte all'altare maggiore, un affresco che rappresenta il busto di una madonna vestita di azzurro sotto il manto rosso e con la testa coronata e da cui scende fin sulle spalle un velo verde chiaro campeggiante su una grande aureola giallo oro (Madonna Coronata). É un pezzo dell'intero affresco, salvato nel XIII secolo, ed unico resto dell'antico cenobio di San Basilio che esisteva già da almeno tre secoli. In Calabria la Vergine ha avuto sempre un culto particolare sotto il titolo di Odigitria, condottiera, guida. Odigitria fu Maria nelle calamità del popolo desolato e implorante, Odigitria fu e sarà sempre Maria nel guidare i suoi devoti ai piedi di Gesù. La Chiesa subì, nel tempo, varie modifiche. Nel 1930, per la munificenza del popolo di S. Basile, fu prolungata. Con l'avvento dei Monaci Basiliani nel 1931, fu restaurata, abbellita e arredata. Nel 1935 fu restaurata la cupola, nel 1937 rifatta totalmente la facciata e nel 1960 innalzato, su base del vecchio, il nuovo campanile. La Chiesa è ad unica navata con volta a botte, nel centro della quale c'è un dipinto della Madonna in atto di proteggere il Monastero e il paese di San Basile. A sinistra di chi entra c'è una nicchia con la statua della Madonna della Misericordia, venerata dagli albanesi con questo titolo fin dalla loro venuta in San Basile. A destra e a sinistra ci sono due tele, in una S. Nilo e S. Bartolomeo, nell'altra S. Basilio e S. Macrina.
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| San Sosti |
Santuario Maria Santissima del Pettoruto
La tradizione narra che, nel 1500, un certo Nicola Mairo di Altomonte, per sfuggire alla cattura dei soldati, si nascose in una gola tra i monti Mula e Milara, in una località chiamata Petruto (cioè pietroso).Qui egli, estremamente devoto alla Madonna, decise di incidere l'immagine della Vergine sulla roccia: pur essendo privo di attrezzi, il Mairo riuscì a realizzare una bella effigie. La Madonna, che egli dipinse, reggeva con un braccio il Bambino e con l'altro un ramoscello fiorito. Alcuni anni dopo, un pastorello sordomuto di Scalea, tal Giuseppe Labbazia, mentre pascolava il suo gregge lì vicino, udì una voce che lo chiamava per nome: giunto nel luogo da cui proveniva il richiamo, vide l'immagine splendente della Vergine, che lo incitò a recarsi nella vicina San Sosti per fare in modo che in quel luogo sorgesse una chiesa a lei dedicata. Il miracolo avvenne: il sordomuto iniziò a parlare e raccontò la sua visione e, conseguentemente, gli abitanti del luogo dettero vita al culto della Madonna, erigendo una cappella molto rudimentale. Quando si cercò di spostare la statua ritenendo disadatto quel luogo, fallirono tutti i tentativi di spostamento e si decise di costruire un tempietto e un altare nel luogo là dove fu rinvenuta la statua.
La Madonna tiene sul braccio sinistro il Bambino Gesù, caratteristica comune a molte statue dell'epoca, e nella mano destra reca un giglio simbolo di purezza mentre il Bambino regge un fiore di melograno simbolo di prosperità. Sotto l'occhio destro della Madonna è visibile una cicatrice che, secondo la tradizione, sarebbe stata fatta da alcuni briganti per dimostrare che la Madonna era di carne vera e quindi recatisi sul posto incisero con un pugnale la piccola ferita dalla quale sgorgò rosso sangue. Secondo la tradizione il capo dei briganti che aveva vibrato il colpo cadde tramortito ai piedi dell'altare mentre gli altri scapparono. L'attuale vescovo della diocesi mons. Augusto Lauro ha stabilito che la statua resti nel posto dove attualmente si trova da secoli e si stanno effettuando lavori per ristrutturare l'altare della Madonna rispetto all'altare centrale.
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| Scalea |
Santuario Santa Maria del Lauro
La madonna del lauro è diventata protettrice “di chi va per mare” in seguito all’episodio che vide protagonisti, verso la fine del XVII secolo, alcuni marinai di Meta di Sorrento. L’equipaggio fece voto di costruire una chiesa lì dove il mare li avrebbe sbarcati sani e salvi. Fu così che nella pianura di Scalea, con l’impegno di questi devoti figli di Meta, l’aiuto dei pescatori del luogo, con i quali fraternizzarono,, venne costruita la chiesetta dedicata alla Madonna del Lauro, protettrice del popolo di sorrentino. Fu costruita all'estrema periferia di allora del paese, attaccata al muro di cinta del secondo cimitero di Scalea. Il cimitero in seguito fu trasferito altrove e sul posto fu edificato l'attuale palazzo dell'istituto di suore "Madre Maria Clarac".
La chiesa fu elevata a Santuario diocesano l’ 8 settembre 1997, giorno in cui ancora oggi si festeggia la Vergine, con una processione a mare che prima avveniva a mezzogiorno e che ora è stata spostata nelle ore serali.
Sono proprio i marinai che in quel giorno fanno rivivere, simbolicamente, con una suggestiva processione, l'arrivo della statua della Madonna attraverso il mare.
La festa inoltre e' legata alla Fiera delle cretaglie (manufatti di terracotta), dette in gergo "cozze", istituita nel lontano 1823 dal re Ferdinando IV.
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| Scigliano |
Santuario Santa Maria di Monserrato
Il santuario di Santa Maria di Monserrato venne eretto tra gli anni 1785-1795 da maestranze locali. Contiene un dipinto ad olio su tela di Santa Maria del Monserrato del sec. XVIII. Di notevole bellezza è un ostensorio argenteo decorato a sbalzo e cesello, con due figure alla base simboli della passione, eseguito da Gioacchino Jodice nel 1797. Inoltre, i seguenti dipinti: Transito della Vergine (sec. XIX), Transito di San Giuseppe (sec. XIX), San Francesco di Paola (sec. XVIII), gli Evangelisti (serie di ovali del sec. XVIII). Un affresco del sec. XIX raffigura la Madonna col Bambino. Sull’altare maggiore, statua della Madonna del Rosario (sec. XIX).
Le altre statue raffigurano San Giustino nella bara e la Madonna del Monserrato (lignea del sec. XIX). Vi sono custoditi anche preziosi paramenti sacri.
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| Spezzano Albanese |
Santuario Santa Maria delle Grazie
Di probabile origine brasiliana, poi chiesa agostiniana. Prima parrocchia del paese, nella metà del Settecento ospitava la congregazione omonima. Nella chiesa è custodita una statua lignea fissa della Madonna col Bambino di ignoto del 600, ed una mobile (1789), un’acquasantiera del 700, le tele di Umberto De Maria (San Emidio Vescovo e Deposizione di N.S. del 1912. Inoltre i seguenti dipinti di anonimi pittori: la Crocifissione con le pie donne dell’800; la Madonna delle Grazie del 1836; Sant’ Antonio da Padova del 1856; San Michele del 1836; Madonna del Carmine con i SS. Lucia e Nicola di Bari; i Miracoli di San Francesco di Paola (800);
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| SANTUARI DELLA PROVINCIA DI CATANZARO |
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| Badolato |
Santuario Maria Santissima della Sanità
Sul monte S. Isidoro, sorge il santuario della Madonna della Sanità di origine basiliana, a circa tre chilometri dal centro abitato.
Durante il secolo XI, tutti i cenobi basiliani subivano la tristezza dell'abbandono e non fece eccezione quello di Badolato affidato alla buona volontà di un contadino, certo Isidoro, che se ne prendeva cura finchè, dopo la morte della moglie anche lui cominciò a disinteressarsene dovendo curare il figlio gravemente ammalato.
Una notte però intervenne Maria che apparsagli in sogno gli ordino: "Svegliati, prendi queste ciliegie e dalle da mangiare a tuo figlio e guarirà, e qui farai sorgere una chiesa che chiamerai chiesa della Sanità".
Isidoro si svegli e meravigliato si trova in mano delle ciliegie che si affretta a far mangiare al figlio il quale si addormenta subito ed al mattino si sveglia guarito.
Non senza difficoltà fu costruita la chiesa e la festa si celebra ancor oggi l'ultima domenica di agosto per ricordare l'ultimo sabato di agosto in cui avvenne il fatto miracoloso.
La statua artistica della Madonna che si venerava, andò bruciata il 25 agosto 1963 ed il Vescovo dell'epoca, Mons. Armando Fares, raccolto il dolore della gente per la perdita, ordinò ad un artista di Ortisei una nuova statua che il 29 aprile 1964 fu benedetta in Vaticano da Paolo VI, per giungere trionfalmente a Badolato il primo maggio successivo attraversando i vari paesi del litorale Jonico.
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| Catanzaro |
Santuario Beata Vergine Immacolata
Il Santuario della Beata Vergine Immacolata è la chiesa è più antica di Catanzaro. Realizzata in epoca medioevale, nel 1252 fu affidata, dal Vescovo Fra Giacomo da Perugia, ad alcuni frati conventuali. Nel 1257 ospitò, poi, anche i Padri Conventuali e il luogo prese, per questo, la denominazione di Chiesa di S. Francesco. Con il tempo, lo spazio ecclesiastico diventò insufficiente: di conseguenza, i Frati e la Confraternita dell'Immacolata decisero di ricostruire e di allargare l’impianto. La nuova chiesa dell'Immacolata fu inaugurata nel 1763. Essa oggi presenta una bella facciata barocca, rimaneggiata nel 1892, e - a sinistra - un campanile a tre piani. L'interno è a croce latina, a tre navate. La cupola, alta e luminosa, presenta spaziose finestre che si alternano a spazi su cui sono dipinti maestosi affreschi della scuola di Cefalù. Nelle cappelle laterali, infine, è possibile mirare splendidi altari barocchi in marmi policromi. Nel Santuario si venera un'antichissima statua lignea, alta più di due metri, della Vergine: essa appare vestita di un abito in seta rossa con splendidi ricami d'argento e oro. La statua è sistemata in una nicchia; tale sistemazione, nel tempo, gli ha valso l’attributo di “Madonna della Nicchia”. |
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| Curinga |
Santuario Maria Santissima del Carmelo
il Santuario Maria SS.ma del Carmelo, edificato su un terrazzo isolato dal resto del paese, situato sotto il cimitero ipogeo con sepoltura a coro, conserva un organo del "700 ed una porta in bronzo massiccio dello scultore calabrese Farina (Portale del Profeta Elia).
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| Feroleto Antico |
Santuario Madonna di Dipodi
A circa 7 Km da Feroleto, su una piccola e verdeggiante collina, sorge il Santuario di Dipodi.
La chiesetta domina solitaria ed incontrastata su un paesaggio di incomparabile e suggestiva bellezza.
Secondo una vecchia cronaca greca la chiesa di Dipodi fu fatta costruire dall’imperatore Costantino e dal papa Silvestro verso il 314.
Il santuario lungo il corso dei secoli è stato indicato con tre differenti denominazioni: S. Maria de’ Puris, S. Maria Visitapoveri e S. Maria di Dipodi.
L’avvenimento che si ripete ogni anno ininterrottamente da diversi secoli è la grande festa del 15 agosto. In questo giorno, ma anche nei 2 giorni precedenti la festa, il Santuario è meta di pellegrinaggio per migliaia di fedeli provenienti da tutta la Calabria e non solo. La gente, legata profondamente alla secolare tradizione, aspetta questa ricorrenza per fare visita alla Beata Vergine.
Molti avendo fatto dei voti vi giungono scalzi, altri vengono per pregare e per chiedere e ricevere una grazia dalla Madonna.
Trascorsi i giorni della festa, il luogo ritorna un’ oasi di tranquillità e di silenzio.
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| Gasperina |
Santuario Maria Santissima dei Termini
Il Santuario di Maria Santissima dei Termini sorge su una splendida e suggestiva zona collinare, sul mar Jonio. Posto in alto, il Santuario domina l’intero Golfo di Squillace. L’impianto religioso è di origine antichissima. L’icona sacra, cui si rivolge la devozione dei fedeli, è una splendida statua in gesso della Vergine. |
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| Gimigliano |
Santuario Madonna di Porto
Il Santuario è legato al miracolo del dipinto della Madonna, fatta ad immagine della Madonna di Costantinopoli, ritenuta prodigiosa, che venne fatta realizzare dall'Arciprete di Gimigliano per cercare di porre fine ad una pestilenza. Il dipinto della Madonna si completò da solo, secondo la tradizione delle immagini acheropite, ovvero quelle immagini non dipinte da mano umana. La prima costruzione del Santuario di Porto avvenne a metà Settecento, quando la Madonna apparve ad una ladruncolo della zona, Pietro Gatto, chiedendogli di edificare una cappella con un dipinto simile a quello acheropita di Gimigliano. Un successivo episodio miracoloso, avvenuto durante il periodo francese, portò all'aumento della devozione e dei fedeli e rese necessaria la costruzione di una chiesa. I lavori per l'edificazione di un edificio ancora più grande iniziarono nel 1947 sotto la guida di Vincenzo Piccini. L'interno è composto da tre navate e sul trono è collocato il dipinto della Madonna di Costantinopoli. Nel 2000 la Chiesa venne nominata Santuario Mariano Diocesano. |
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| Jacurso |
Santuario Madonna della Salvazione
Poche sono le notizie su questo Santuario dedicato alla Madonna della Salvazione, titolo che, per quanto si sa, è unico nel suo genere.
E' certo che là dove sorgeva verso il 1500 un romitorio dedicato alla Madonna, alle dipendenze del gran Monastero di S. Elia "vecchio" in Curinga, l'angolo più bello del paese, sorge oggi il Santuario della Madonna denominata "della Salvazione".
Dove ora sorge il Santuario anticamente c'era il conventino dei Padri Carmelitani, fondato nel 1576 col titolo di Convento della Consolazione.
Il convento dei Padri Carmelitani fu soppresso da Papa Innocenzo x nel 1652 e le rendite furono assegnate al Seminario di Nicastro.
Nei registri della parrocchia, dopo il 1652, il convento è indicato come "Romitorio della B. Vergine del Carmelo".
La devozione alla Madonna della Salvazione risale al periodo in cui nel convento c'erano ancora i Padri Carmelitani, infatti, la statua lignea primitiva risale al 1598, è stata restaurata nel 1892 da Pietro Drosi da Satriano e successivamente negli anni ottanta dalle belle arti su iniziativa del Parroco Don Vittorio Penna.
La festa si celebra l'ultima domenica di luglio.
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| Lamezia Terme |
| Santuario Madonna del Soccorso |
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| Nocera Terinese |
| Santuario Maria Addolorata |
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| Pentone |
Santuario Maria Santissima di Termine
Tra il verde dei castagni e dei lecci, in una posizione pittoresca e panoramica, sorge il piccolo Santuario della Madonna di Termini. Davanti al Santuario, edificato nel 1291, si apre un piazzale spazioso in cui è riposta una splendida icona di legno raffigurante l’apparizione della Vergine a Maria Madia.
L’origine del Santuario dedicato alla Vergine SS. delle Grazie, chiamata anche delle Trache o di Termine, è legata all’apparizione della Vergine che si manifestò ad una contadina del luogo Maria Madia. La Vergine si rivelò come la Madonna delle Grazie e le confidò il desiderio di avere una sua icona e una cappella in quel posto. Negli ultimi anni dell’600 e nella prima metà dell’700, la SS. Vergine delle Grazie era venerata in una «cappella» che era definita «Venerabile Cappella delle Grazie», eretta dentro la parrocchiale del Casale di Pentone.
Fu commissionata la realizzazione di una piccola statua che, nella seconda domenica di settembre, era spostata dalla chiesetta a lei consacrata e portata in processione fino al paese dove avveniva l’incontro con S. Nicola di Bari, protettore di Pentone. La chiesa fu ricostruita intorno al 1760. L’altare era scolpito nella roccia e sosteneva una nicchia nella quale, sull’intonaco, era dipinta la Vergine, che secondo la tradizione era l’antica icona costruita sul luogo dell’apparizione. Il Procuratore Arciprete don Salvatore Mazzuca nel 1938 decise di demolire la chiesetta che non poteva contenere i tantissimi fedeli, e fece costruire l’attuale Santuario. Nella ricostruzione dell’edificio la nicchia nella quale era dipinto il quadro, fu rimossa in blocco dall’antico altare e incastonato nel muro dell’abside, l’umidità del muro esterno distrusse l’opera d’arte. Oggi però rimane ancora la nicchia.
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| Settingiano |
Santuario Madonna della Rocca
L'origine del Santuario è da collegare al borgo Rocca Falluca, roccaforte militare, assegnato nel 1077 al signore Ugo Fallock, conte di Catanzaro, da cui prese il nome. Del borgo, distrutto e disabitato, rimangono oggi solo i resti dello sfarzoso castello e il Santuario stesso, dedicato alla Madonna della Rocca.
Solo recentemente, il Santuario della Madonna della Rocca – per molto tempo in disuso – è sede di nuove iniziative e attività religiose. Artefice della rinascita del culto è l'arciprete don Gino Bagordi che, negli anni ‘70-80, fece restaurare il santuario e rifare la statua, attualmente posta all’interno della nicchia sopra l’altare.
il 24 giugno 1987, l’icona scultorea della Madonna della Rocca è stata solennemente incoronata da Sua Santità Giovanni Paolo, in piazza San Pietro.
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| Squillace |
Santuario Madonna del Ponte
Il Santuario dedicato alla Madonna del Ponte sorse intorno l’anno 1000 come eremo bizantino, vicino al ponte che attraversa il fiume Raca; la chiesa è detta, per le acque fresche che sgorgano nelle vicinanze, anche “del Rinfresco”.
Una mano ignota dipinse l’immagine della Vergine sulla facciata di un muro rustico, ma la presenza musulmana condannò all’oblio l’icona cristiana che fu riscoperta solo nel 1700.
Il 5 maggio 1723, infatti, la Madonna salvò una donna indiavolata che si dichiarò guarita per grazia ricevuta dalla Vergine dipinta sul muro del Santuario.
Il dipinto raffigura la Vergine Galaktotrephousa, cioè la Madonna che allatta il Bambino, mentre in basso vi sono dipinte anime in pena tra le fiamme del Purgatorio, sulle quali sembra scendere un rivolo di latte dal seno della Vergine, e la manina di Gesù addita dolcemente come refrigerio alle anime purganti
Il terremoto del 5 febbraio 1783 lesionò le strutture murarie del Santuario, il crollo di parte del tetto e del romitorio adiacente. Il 12 maggio 1976 iniziarono i lavori di restauro e il 17 luglio dello stesso anno nel piazzale antistante la nuova chiesa Parrocchiale di Squillace Scalo, fu benedetta da S. E. Mons. Armando Fares la nuova statua scolpita in legno.
Il 1 Maggio del Grande Giubileo del 2000 la chiesa della Madonna del Ponte in Squillace è stata dichiarata da Mons. Antonio Cantisani Santuario Mariano Diocesano.
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| Torre di Ruggiero |
Santuario Maria Santissima delle Grazie
L’impianto originario del Santuario della Madonna delle Grazie fa risalire le sue origini al diciassettesimo secolo. Alla Madonna delle Grazie, infatti, i fedeli – in seguito ad un’apparizione - avevano dedicato una chiesa parrocchiale sita in Suso Casale e frequentata da numerosissimi devoti. Nel 1783, un terribile terremoto distrusse l’impianto: per nulla scoraggiati, i fedeli continuarono, comunque, a riunirsi presso le sue macerie e a celebrare le funzioni religiose. In quell’occasione, andò persa per sempre la statua miracolata della Vergine. Nel 1858, per espresso desiderio della Madonna, apparsa più volte agli abitanti di Torre Ruggero, la chiesa venne riedificata; le apparizioni della Madonna si accompagnarono anche a numerose guarigioni, dovute all’utilizzo – da parte degli infermi – di un’acqua miracolosa. Per onorare la Vergine, Vittorio Emanuele II fece dono, al Santuario, di una nuova statua mariana: l’attuale scultura appare finemente lavorata e riccamente vestita. La chiesa venne, invece, completata grazie alle ingenti offerte dei fedeli. |
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| SANTUARI DELLA PROVINCIA DI CROTONE |
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| Belvedere Spinello |
Santuario Madonna della Scala
Il Santuario della Madonna della Scala prende il nome dalla scultura in pietra della Vergine, con il bambino Gesù sul braccio destro - conservata al suo interno - dietro la quale vi è dipinta una scala che conduce ad una piccola porta su cui appare la scritta “Questa è la scala che ti condurrà a Me”. L’impianto religioso, noto anche come “Santuario di Maria Santissima della Pietà”, risale al Seicento; esso presenta un nicchia tratta dal tronco di gelso dalla quale si vuole la Vergine sia apparsa, secoli or sono, ai contadini. Fino a qualche anno fa, dal tronco di gelso – ora murato – germogliavano splendidi rami che venivano raccolti e conservati dai pellegrini in segno di devozione. |
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| Cirò Marina |
Santuario Madonna d'Itria
La tradizione vuole che il santuario sia stato fondato ai tempi di Costantino, in seguito ad un evento miracoloso.
Una fanciulla andò a raccogliere la legna su un colle e le apparve un vecchio che, dopo averla rassicurata, le disse di riferire alla madre e al sacerdote don Martino di recarsi sulla spiaggia, in un luogo chiamato la "fossa del lupo", perché lì avrebbero trovato una cassa nella quale era chiusa una bombola con dentro l'immagine della Madonna, di prenderla e portarla su quel colle dove avrebbero dovuto edificare un tempio in Suo onore.
La giovanetta non riferì nulla a sua madre e il giorno seguente si ripeté la medesima scena. Tornata a casa fu colta da apoplessia e, riavutasi a stento, raccontò tutto alla madre, la quale recatasi con don Martino sul luogo loro indicato rinvennero questa cassa che galleggiava sulle onde. Il sacerdote entrò nel bosco per cercare un bastone e tirare a riva la cassa e venne aiutato da due eremiti che scomparvero dopo aver accompagnato il sacerdote e la donna sul colle.
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| Crotone |
Santuario Santa Maria Capocolonna
La tradizione di questo Santuario vuole che l'immagine della Vergine sia stata portata a Crotone da S. Dionigi Aeropagita, primo Vescovo di Crotone, e che sia stata dipinta da S. Luca. La sacra l'immagine su tela è probabilmente opera bizantina, nel corso dei secoli ha subito vari restauri ad opera di artisti diversi.
La tradizione narra che, nel 1519, i turchi assediarono la città di Crotone mettendo a ferro e fuoco tutto. Nella loro opera di distruzione, essi non risparmiarono gli edifici sacri: distrussero tutto ma, quando provarono ad incendiare la tela della Vergine non vi riuscirono. Intimoriti dall’accaduto, i turchi buttarono il quadro in mare; ma presto, questo riapprodò dolcemente a riva dove venne trovato e portato in salvo da un pescatore. Da allora la sacra icona è conservata presso la cappella ottocentesca del Santuario di Santa Maria di Capocolonna e onorata con una grande festa che si tiene la terza domenica di maggio. L’opera su tela è certamente di stile bizantino.
Nel V secolo a.C., dove oggi sorge il Santuario, emergeva un tempio pagano - in stile dorico- dedicato alla Dea Hera Lacinia, che conteneva immensi tesori tra cui la Veste di Alcistene.
Sul promontorio Lacinio ora sorge la chiesa dedicata alla Madonna di Capo Colonna: al culto pagano di Hera, la dea più importante dell'Olimpo, si è sostituito il culto cristiano della Madonna regina dei cieli.
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| Crucoli |
Santuario Maria Santissima di Manipuglia
Secondo la tradizione, la fondazione della Chiesa di Manipuglia si deve far risalire ad un miracolo che portò alla guarigione, da parte della Vergine, di una giovane donna inferma originaria di Valleverde. Questa ragazza, per raggiungere Crucoli, si era persa nel fitto bosco di Manipuglia e, per ristorarsi, si era appisolata sotto il verde degli alberi. Mentre dormiva, sognò l’immagine della Vergine: svegliatasi, la giovane si accorse di non essere più inferma e notò che il bastone, che ella usava per camminare, si era trasformato in una splendida pianta d’ulivo verdeggiante. Velocemente, riprese il cammino e giunse a Crucoli: qui narrò dell’accaduto e della grazia ricevuta e, in cambio, si diede da fare affinché fosse realizzata una Chiesa nel bosco, in onore della Vergine. L’antica chiesa di Manipuglia venne edificata nel Trecento: la Madonna accorse nuovamente e più volte in soccorso ai crucolesi, salvandoli da numerose calamità naturali. Con il passare dei secoli, il fabbricato si logorò; pietose erano le condizioni della chiesa nei primi del Novecento, tanto che, al termine dei conflitti mondiali, nel 1943, il parroco don Mario Ferraro decise di dare inizio ad una serie di lavori di restauro e rinnovo. Tra le opere realizzate nel Novecento, segnaliamo la bellissima vetrata a raggiera del pittore triestino prof. Luciano Batoli, realizzata nel 1962. La festa della Madonna di Manipuglia si celebra la terza domenica di maggio. |
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| Isola Capo Rizzuto |
Santuario Madonna Greca
Il primo Santuario dedicato alla Madonna Greca risale all’anno Mille: è in quell’epoca che dobbiamo rintracciare l’inizio del culto della sacra immagine della Vergine, raffigurata, su una tela bizantina di grande interesse, mentre tiene in braccio il Bambino. Il Santuario che oggi vediamo, invece, è di chiara origine Rinascimentale. Il portale, del Seicento, si apre su un’elegante fiancata barocca; il campanile è del Cinquecento. L’interno è a tre navate.
La festa della Madonna Greca si celebra il 5 agosto di ogni anno: secondo la tradizione, infatti, tantissimi secoli or sono, fu in quel giorno che un pescatore trovò – presso l’insenatura di Isola Capo Rizzato - l’effigie della Beata Vergine proveniente dall’Oriente. Sempre secondo la tradizione, inoltre, nello stesso giorno dell’anno 1100, il primo vescovo dell’isola portò in pellegrinaggio la popolazione proprio in quel luogo, per chiedere alla Vergine la salvezza dalla siccità: il miracolo fu compiuto e da allora, ogni anno, gli abitanti di Isola ringraziano la Madonna Greca con suggestivi festeggiamenti sul mare.
Nel 1991 è stata posta la prima pietra per la costruzione del nuovo santuario dedicato alla Madonna Greca, costruito a Capo Rizzato in circa 6-7 anni.
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| Petronà |
Santuario Maria Santissima di Costantinopoli
La primitiva chiesa con l'unito romitorio per il custode, sorse nella seconda metà del '700, forse da opera di un devoto mandriano, visto che il rifugio faceva comodo ai pastori che in primavera transumavano le mandrie dalle marine del Marchesato verso le boscose montagne della Sila.
In questo luogo all'inizio sorse soltanto una nicchia o "cona" con l'immagine della Madonna di Porto detta anche di Costantinopoli, che si venera a Gimigliano.
La piccola chiesa subì nel tempo delle trasformazioni: nel 1813 fu rialzata e allungata; nel 1939 fu sopraelevata di un metro e fu ricostruito il campanile; nel 1954 fu decorato l'altare e rifatto il pavimento.
La pietà popolare afferma che la statua della Madonna sia stata scolpita a Serra S. Bruno da un artista ignoto, che oltre alla statua di Petronà, ne scolpì un'altra per Rocca Bernarda. Entrambe le statue risultarono di bella fattura, ma una di esse sembrò più espressiva e l'esecuzione più accurata. I sindaci dei due paesi cominciarono a contendersi la più bella.
L'artista, saputo che per lungo tratto le due statue avrebbero fatto la stessa strada, propose loro una soluzione: i carri trainati dai buoi, che avrebbero dovuto trasportare le due effigi, dovevano essere lasciati senza guida qualche metro prima del bivio che conduceva ai due paesi, lasciando la scelta alla Madonna.
Così fu fatto e la statua più bella prese la via per Petronà, dove fu collocata nella Chiesa Matrice. Da qui, durante la fiera di Pentecoste, era portata in processione fino alla chiesetta della "Cona" e poi riportata alla Matrice. Dopo la solenne processione, mentre si discendeva al paese, la statua si rese pesantissima, tanto che trenta giovani non riuscirono a farla avanzare di un passo: si comprese allora che la Madonna voleva restare nella sua chiesetta
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| Rocca di Neto |
Santuario Madonna delle Setteporte
Costruita nel 1662, la Chiesa di Setteporte rappresenta uno dei luoghi sacri più cari alla tradizione popolare. La Madonna di Setteporte viene venerata unicamente a Rocca di Neto. Il dipinto che la raffigura risale alla seconda metà del 1400, e porta la data di restauro del 1809.
La tela nel suo insieme rispecchia molto lo stile cinque o seicentesco. I festosi movimenti degli angeli fanno ricordare gli angeli raffigurati nell’Immacolata del Murillo, mentre la dolcezza della Vergine ricorda la soavità e profili del Dolci. Le fattezze del dipinto ed il periodo storico in cui è stato concepito, ci fanno risalire a quella schiera di pittori anonimi appartenenti alla Rinascenza. Questo quadro, sebbene non possa essere definito una tela capolavoro, riesce ad attrarre l’occhio dell’osservatore grazie al dolce volto della Madonna ed alla spigliata naturalezza degli angeli, che nell’insieme danno al quadro una bellezza non comune. Facendo risalire il quadro alla seconda metà del 1400, il dipinto è da collocarsi nella “celletta dell’eremita” che costituiva una parte della chiesa costruita nel 1662. Oggi di questa celletta non rimangono tracce, mentre il santuario a causa di terremoti ed altri eventi naturali è stato più volte ristrutturato, tanto da perdere alcune delle caratteristiche basilari che lo caratterizzavano come l’antico tetto sostenuto da travi di legno o le strisce di lesene che caratterizzavano la facciata principale e di cui oggi non è visibile nessuna traccia. Nel 1902 l’Arciprete Mancini commissionò la statua della Madonna di Setteporte. La statua è una scultura moderna in legno, eseguita ad imitazione del quadro dallo scultore Gennaro Cerrone di Napoli che la consegnò ai rocchitani personalmente.
“Sette porte” sta ad indicare le sette grazie che la Madonna concesse alla popolazione, implorante perché abbattuta dall’esasperazione e dalle angustie della vita.
In quel lontano 1460 nel feudo di Rocca di Neto regnava l’affanno e la disperazione a causa della feroce rappresaglia scatenata dal principe di Rossano Marino di Marzano, che si era visto togliere il feudo di Rocca di Neto. I sette privilegi di carattere politico-economico furono concessi da Ferdinando d’Aragona ma attribuiti dalla credenza popolare alla Madonna di Setteporte. Nel 1844 la Chiesa di Setteporte fu testimone di un grande avvenimento storico, i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera provenienti da Corfù, sbarcarono presso la foce del Neto e nel dirigersi verso la Sila passarono davanti al nostro Santuario.
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| San Mauro Marchesato |
Santuario Madonna del Soccorso
Alle porte di San Mauro Marchesato, all’incrocio della strada per il centro cittadino con la statale 109 per Santa Severina e San Giovanni in Fiore, sorge il Santuario detto della Vergine del Soccorso. Si tramanda che al posto dell’attuale sacro sito crescesse un foltissimo roveto dove sarebbe stato trovato un quadro della Madonna e portato in paese nella chiesa parrocchiale(di cui diremo più avanti) e da qui sparisse e a più riprese venisse ritrovato nel primario luogo del rinvenimento. Da ciò ne discese che la Madonna volesse eretta una chiesa nel punto preciso dove ora è venerata. La zona circostante il Santuario è denominata "le forche" ed ha sempre suscitato paure ed ansie fra la gente e la tradizione ci dice che durante le tante guerre vi si nascondevano soldati e orde turche ed il titolo dato alla Vergine fa pensare al soccorso dato alla popolazione. Il Santuario fu costruito in data molto remota e comunque nel 1745 fu ricostruito a seguito di un terremoto, come si ricava dalla scritta sul portale.
Di notevole interesse artistico è la cupola della chiesetta poggiante su pianta quadrata con tamburo rotondo, ricoperta di tessere ovoidali variopinte alla maniera mosaicale.
Sull’altare centrale policromo e sostenuto da due colonne, appare il quadro della Vergine del Soccorso, probabilmente del ‘700 e protetto da una cornice vitrea offerta nel 1949 dai dipendenti delle Ferrovie Calabro Lucane, probabilmente per un licenziamento in massa miracolosamente scongiurato. La sacra icona è festeggiata solennemente la prima domenica di giugno con grande concorso di fedeli dei paesi limitrofi.
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| Scandale |
Santuario Madonna di Condoleo
Le origini della devozione alla Madonna del Condoleo (che significa”dolore con partecipazione”) non sono storicamente dimostrabili. Il Santuario del Condoleo pare sia stato in un primo tempo ubicato in un fondo denominato "Stella", appartenente allo stesso Santuario, con attiguo un Monastero di Monaci forse basiliani, i cui ruderi sono ancora visibili.
In un secondo tempo l'immagine sacra fu trasferita nella chiesa dell'Annunziata, attigua al locale cimitero.
Nel 1900, grazie ai contributi di cittadini di Scandale emigrati a Utica , in America, venne edificato l'attuale Santuario. Le fondamenta però, risultarono errate per cui fu dichiarato inagibile e solo cinquant'anni dopo con la mediazione di Mons. Pietro Raimondi, amministratore apostolico, gli italiani d'America inviarono le somme necessarie per i restauri delle fondamenta e del solaio, per cui il Santuario di Condoleo, ritornò agli antichi splendori. La sacra Immagine rubata nel 1960 e ritrovata dopo alcuni anni dai Carabinieri, si venera nell'adiacente "Villa Condoleo", una struttura ben organizzata che dal dopoguerra ha accolto e accoglie creature inermi e abbandonate.
Il 26 luglio 1987, per riparare all'atto sacrilego del furto delle corone avvenuto nel 1967, in occasione della ricorrenza della festa annuale il Vescovo G. Agostino impose la nuova corona d'oro che il parroco-rettore, don Renato Cosentini, era riuscito a far preparare dall'orafo crotonese Gerardo Sacco, con il contributo della locale banca e del popolo.
La solenne festa si celebra tra l'ultima domenica di luglio e la prima domenica di agosto
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| SANTUARI DELLA PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA |
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| Bagnara Calabra |
Santuario Maria Santissima del Carmelo
Fanno da cornice alla cittadina gli aspri contrafforti rocciosi che scendono precipitosamente a mare, restringendo la costa e gli antichi terrazzamenti coltivati a vite, delimitati dai muretti in pietra che gli uomini del passato hanno sapientemente costruito. Importante roccaforte dei Normanni, grazie ai quali sorsero monasteri ed abbazie che diedero particolare lustro alla città, Bagnara vanta una radicata tradizione mariana, come attestano le numerose Chiese e le feste dedicate alla Vergine.
Il Santuario di Maria SS. del Carmelo, su una piazzetta che offre un magnifico panorama, venne ricostruito dopo il terremoto del 1783 e richiama quella che fu la più antica chiesa di Bagnara. Le origini del Santuario di Santa Maria e dei 12 Apostoli risalgono a quella che fu un'importante abbazia normanna, edificata dal conte Ruggero nel 1802. Intorno all'abbazia si sviluppò Bagnara. L'abbazia venne distrutta dal terremoto del 1783 e sul finire dell'800 venne costruito l'attuale Santuario, nel quale è custodita la pala d'altare raffigurante la Vergine ed i 12 apostoli (proveniente dall'antica abbazia normanna). Nella piccola baia del rione Marinella i pescatori, il 25 settembre, portano in processione sul mare la Madonna di Portosalvo, loro protettrice.
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| Bianco |
Santuario Maria Santissima di Pugliano
Secondo la tradizione l'immagine di Maria SS. di Pugliano giunse dalla Puglia durante l'invasione turca. Il Santuario ha origini antichissime: nell'anno 1000 alcuni allevatori di cavalli, dalla Puglia vennero a Bianco, dove c'era il culto del cavallo, e si portarono un'effigie sacra che veniva chiamata Madonna di Pugliano, in ricordo della terra natia.
Dell'effigie originale, lasciata in custodia ai Monaci basiliani che avevano una loro laura, non c'è più traccia. Il quadro più antico è su tela e risale al XVI-XVII secolo. Venerato fino al 1855, fu poi semidistrutto da un incendio provocato dalle candele che venivano accese accanto al quadro in segno di devozione.
Dal 1855 in poi si venerò un bellissimo dipinto di Giuseppe Cavaleri di Grotteria, trafugato nel 1974.
Oggi si venera un'effigie raffigurante la Madonna seduta, col Bambino sulle ginocchia, opera del Prof. Alberto Bonfà. Il Santuario, in stile barocco-rococò, risale al 1600.
L'interno, a navata unica, è decorato con stucchi policromi e pannelli. L'edificio, per il notevole interesse storico-artistico, è stato dichiarato Monumento Nazionale nel 1984.
I festeggiamenti in onore della Vergine di Pugliano, che si svolgono nei giorni del 13, 14 e 15 agosto. La festa è molto caratteristica: di sera, la sacra tela viene portata in processione sul mare, nel duomo e nel santuario e, durante l’ultima notte, gli abitanti di Bianco celebrano la Madonna con spettacolari fuochi d’artificio.
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| Bivongi |
Santuario Mamma Nostra
Nel 1710 P. Giuseppe Cretari venne a predicare le missioni parrocchiali e portò l'immagine della Vergine col Bambin Gesù, indicando con la mano colui che è il centro della fede cristiana. Si narra che al termine della missione la tela raffigurante Maria SS. Mamma Nostra volle rimanere a Bivongi.
Nonostante le autorità del tempo vollero ritirare il quadro dal culto, il popolo si fece costruire, verso la fine del ‘700 la statua, mantenendo lo stesso titolo.
Il Santuario di Bivongi è detto infatti, di “Mamma Nostra”, per la grande tenerezza con cui i fedeli locali venerano la Madre Divina. Qui, da trecento anni, si venera una splendida tela che ritrae la Vergine. L’edificio sacro è stato proclamato Santuario solo in anni recenti, più precisamente il 27 dicembre 1985 dall’Arcivescovo A. Cantisani. Nel Santuario si possono mirare alcuni arredi sacri e una statua in legno dell’Immacolata.
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| Bombile |
Santuario Madonna della Grotta
Il Santuario è incastonato in una impervia parete rocciosa ed era raggiungibile solo mediante una scalinata scavata nella pietra, che i devoti percorrevano in ginocchio. Nel 2004 un improvviso crollo ha reso impraticabile l'unica via d'accesso al suggestivo luogo di culto e da allora si sono succeduti innumerevoli solleciti per un repentino restauro della Chiesa ipogea. All'interno della Chiesa è collocata una statua in marmo di Carrara della Madonna che regge il Bambino, attribuita al Gagini e risalente a metà del XVI secolo. La statua è posta su di uno splendido altare del XVI secolo. Numerose sono le storie e le leggende relative a questo luogo, alcuni storici raccontano che in origine la piccola chiesetta fosse la cella di un eremita, a poco a poco trasformata in una chiesa a croce latina, ma la venerazione popolare è legata alla leggenda di un mercante che, travolto da una tempesta, implorava salvezza alla Regina del Mare e Le prometteva una candida statua, in segno di eterna gratitudine. Il mercante e il suo equipaggio si salvarono e subito fu incaricato un artista di confezionare la statua. Colpito da una malattia incurabile, l'artista si rammaricava di non riuscire a completare l'opera secondo i tempi concordati, ma quando cercò di spiegare l'accaduto al mercante, la Statua era miracolosamente finita e di una bellezza impareggiabile. La statua fu caricata su piccolo vascello e portata dai venti sul lido di Ardore e da lì lasciata in balia di un carro di buoi. I giovenchi s'inerpicarono tra le rocce e depositarono la staua nella Grotta dove si trova attualmente. La leggenda racconta anche che l'acqua scaturì da quelle rocce arse dal sole e da allora è luogo di assidui pellegrinaggi. |
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| Bova |
Santuario Madonna del Mare
Il Santuario della Madonna del Mare si erge sul Promontorio di Capo Crisafi, accanto alla Statua bronzea della Vergine del Mare. La festa si celebra la prima domenica di agosto: in quel giorno numerosi fedeli si apprestano a portare in processione sul mare la tela, custodita all’interno del Santuario stesso, della Vergine
Santuario Theotokos
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| Bruzzano Zeffirio |
Santuario Madonna della Catena
Dell'origine di questo Santuario non si hanno notizie storiche certe. La tradizione racconta che alcuni marinai di Bruzzano, insieme con altri di Ferruzzano, trovarono - sulla spiaggia del Promontorio Capo Bruzzano - una cassa con dentro una bellissima statua in alabastro raffigurante la Madonna -a figura intera e a tutto tondo- con in braccio il Bambino, e un moretto incatenato ai suoi piedi: da qui il titolo di Madonna della Catena. Aggiogate due coppie di buoi selvatici ad un carro, vi caricarono la statua che, seguita dalla popolazione in preghiera, fu avviata verso il paese.
Al confine tra Bruzzano e Ferruzzano, i buoi si fermarono e non vollero proseguire oltre. Si dedusse perciò che la Madonna voleva che il suo tempio sorgesse al confine tra i due paesi e si costruì la chiesetta. I Bruzzaniti, però, non contenti della chiesetta e della bella statua, ne fecero una copia da esporre nella loro Chiesa Arcipretale.
Da allora, ogni anno, alla prima domenica di settembre, festeggiano la Madonna della Catena. Il venerdì precedente la festa, la statua riproducente l'originale, viene portata in processione sino al Santuario a trovare la statua autentica e per tre giorni i fedeli vi si recano a pregare e a lodare la Vergine. Alla domenica, sull'imbrunire, tra canti e preghiere la copia viene riportata nella Chiesa Arcipretale.
Nel 1583 l'esercizio del culto fu trasferito nella chiesa rurale detta S. Maria del Piltro, che nel 1753 venne riedificata in paese col nome di S. Maria della Catena. Il terremoto del 1783 le distrusse entrambe e il culto dovette continuare in una baracca costruita dai fedeli. Qualche tempo dopo la chiesa fu riedificata dal marchese Fuscaldo. A qualche Km dal paese sorge la chiesetta di S. Maria della Catena.
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| Cardeto |
Santuario Madonna di Mallamace
Il Santuario della Madonna di Mallamace e l’annesso conventino sorgono sul versante destro del torrente S. Agata, edificati sulle rovine di una piccola chiesa basiliana e risalenti al 1400. Nel corso dei secoli hanno subito lesioni e parziali distruzioni, ma sono stati sempre ricostruiti.
Il Santuario accoglie una comunità di suore appartenenti alle Figlie della Carità, dette di Maria Bambina, arrivate nel 1972, che curano il Santuario e svolgono azione pastorale fra la gente, soprattutto delle campagne.
Il santuario conserva al suo interno una splendida Statua della Vergine in marmo bianco. Essa è posta su un altare di notevole interesse artistico.
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| Delianuova |
| Santuario Maria Santissima Annunziata |
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| Gallico Superiore |
Santuario Maria Santissima delle Grazie
Il Santuario di Maria SS. della Grazia fondato nel 1960, contiene una miracolosa immagine della Vergine Maria col Bambino venerata dal popolo di Gallico e della valle del torrente omonimo.
Vi è sepolto P. Aurelio Cannizzaro che fu per 20 anni rettore del Santuario.
Di fronte alla sua tomba c’è l’immagine del Beato Guido M. Conforti con una sua reliquia. C’è anche la Cappella della Pace |
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| Gerace |
Santuario Santa Maria delle Grazie
Le origini del Santuario risalgono al 13 dicembre 1649, quando fu costruito un tempietto dedicato alla Madonna delle Grazie e sono legate ad un giovane, Domenico Teotino, appartenente ad una devota famiglia del luogo. Indossato un ruvido saio da frate, il giovane eremita si chiuse in una cella della chiesa rurale di S. Pietro e preparò i suoi concittadini al culto della Madonna delle Grazie.
Una notte del 1649 vide una luce provenire da un roveto e recatosi sul posto trovò, appesa al muro di una casa diroccata, un'immagine dipinta della Madonna col Bambino. Preso dal terrore, cadde a terra tremante ma una voce arcana lo rassicurò dicendogli : "Io sono Maria delle Grazie; qui voglio edificato il mio tempio, ed essere venerata: recati dal curato e porta la mia parola". Al mattino il giovane si recò dal curato per riferire l'accaduto, ma non fu creduto. Ritiratosi nella sua cella ebbe una nuova apparizione: la Vergine gli ordinava di ritornare dal curato e dirgli di cominciare a costruire il tempio perché Lei l'avrebbe terminato e come segno della veridicità dell'apparizione lo avrebbe fatto diventare muto per tre giorni. Il curato che continuava a non credere divenne muto ma, riacquistata la parola, chiamò il giovane eremita e insieme si recarono sul luogo dell'apparizione.
Nel 1829 in seguito ad un grave movimento franoso. Miracolosamente, risparmiò l'effigie della Madonna col Bambino circondata da angeli, opera dello scultore romano Bernardo Valentini (1760).
Nel 1904 fu inaugurato il nuovo Santuario
Santuario Nostra Signora di Prestarona
Le notizie storiche sul Santuario di Nostra Signora di Prestarona sono riportate in una pergamena del 1507 conservata nell'Archivio Capitolare di Gerace. Nel documento risulta che i Monaci Basiliani di S. Filippo d'Argirò, già prima dell'anno 1000, possedevano la chiesa di Nostra Signora di Prestarono, sita nella omonima vallata. Il nome deriva dal greco Prestaronas che vuol dire colomba, colombaia: infatti il Bambino regge in mano una colomba simbolo della pace.
Il Santuario moderno si è sviluppato intorno alle costruzioni bizantine che, nel corso dei secoli, hanno subito vari rimaneggiamenti. Alla chiesetta è annesso un conventino nel quale ha abitato per secoli, dopo la partenza dei Basiliani, un eremita. Originariamente nella chiesetta si venerava un'icona poi scomparsa, al suo posto venne collocato sull'Altare Maggiore il grande quadro raffigurante la Vergine con S. Filippo e S. Jejunio, che adornava la volta del soffitto. Nel 1859 Caterina Frascà donò al Santuario la bella statua lignea opera dello scultore Rocco Larussa di Villa S. Giovanni. La devozione dei Geracesi per questa Madonna è grandissima.
Nella Cappella dell'Itria, che si apre nel soccorpo della Cattedrale è ospitata la statua raffigurante la tipica Madonna con Bambino che gioca con una colomba, cioè la Madonna di Prestarona, risalente al 1300, opera della scuola pisana di Tino da Camaino. Nel corso delle varie vicende, la Madonna ha cambiato sede ed è stata sistemata, fra l'altro, sulla via campestre che porta a Prestarona, ma nel 1976 è ritornata nella Cappella dell'Itria e, in mezzo ai campi è rimasta una copia della statua autentica. |
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| Porto Salvo |
Santuario Madonna di Porto Salvo Melito
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| Molochio |
Santuario Madonna di Lourdes
Primo Santuario Lourdiano in Italia, il Santuario della Madonna di Lourdes di Molochio è stato costruito alla fine del 19° secolo, per volere del francescano Padre Francesco Maria Zagari. Questi aveva ricevuto in dono, a Parigi, dalla terziaria francescana Maria Probech Schlestard, la bellissima statua lignea della Vergine di Lourdes - oggi conservata nell’edificio sacro. Il Santuario, unico Lourdiano in Calabria, ha aperto le sue porte al culto nel 1901; la statua della Vergine è stata incoronata da tre vescovi nel 1958 e benedetta da Papa Pio XII. La festa della Madonna di Lourdes si celebra il 2 agosto.
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| Motta San Giovanni |
Santuario Maria Santissima del Leandro
Antico luogo di culto di origine bizantina, era già in piena efficienza a partire dalla seconda metà del Seicento. In quel secolo, la chiesa era retta dalla Confraternita laicale della Madonna del Leandro. All’interno dell’edificio sacro si venerava una bellissima statua in marmo raffigurante la Madonna col Bambino. Leggendo le annotazioni dell’Arcivescovo Annibale d’Afflitto, stilate intorno al 1595, scopriamo che in quell’epoca la chiesa si presentava ricca e ben tenuta - piena di suppellettili, paramenti sacri, arredi e di offerte in argento e oro – oltre che frequentatissima. Ai lati della statua della Madonna erano poste tre tele – oggi introvabili – raffiguranti rispettivamente S. Pietro, S. Paolo e l’Assunta stessa. Nell’atrio della chiesa sorgevano tre cellette per i sacerdoti. Nei secoli successivi, la chiesa fu lasciata in stato di abbandono: nel 1750 ne fu ordinata, perciò, la ricostruzione. La chiesa è stata restaurata, recentemente, anche una terza volta nel 1998. Si presenta ad una sola navata; entrandovi, sulla destra, si scorge un’antica acquasantiera in marmo del 1667. Sull’altare maggiore è posta la statua della Madonna col Bambino, alta m 1,90, scolpita in tutto tondo su marmo bianco a fiorami e conservata in ottime condizioni. Sopra la Statua, sul timpano è posta una una croce greca. Ai lati dell’altare, due tronchi di colonna in gesso, colorati in nero, con i caratteristici ricami a rombi e crocette della tradizione bizantina. Annessa alla chiesa c’è un piccola sacrestia. La piccola piazza del sagrato è circondata da resti del vecchio muro e, poco distante, i resti di una fontanella. La chiesa ancora oggi, come un tempo, è meta di pellegrinaggi in occasione dei festeggiamenti del 15 agosto.
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| Oppido Mamertina |
| Santuario Maria Santissima Annunziata |
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| Palmi |
Santuario Madonna del Carmine
Circondata dal mare della Costa Viola, dagli ulivi che avviano alla Piana di Gioia Tauro e dal massiccio roccioso del S. Elia, Palmi trae le sue origini dalla città magno-greca di Taureana, distrutta intorno al X sec. Nel Santuario della Madonna del Carmine è custodita la statua lignea della Madonna (XVII sec.), festeggiata in processione il 16 novembre, a ricordare la protezione della città nel terremoto del 1894, quando gli occhi della Madonna si mossero e lacrimarono.
Santuario Madonna della Neve
Eretto sulle vestigia di un antico monastero brasiliano - successivamente oratorio bizantino - il Santuario della Madonna della Neve è stato edificato in tempi recenti (1958). Meta di numerosi pellegrini, esso svetta su uno dei punti più panoramici della Calabria.
Santuario Maria Santissima del Carmelo |
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| Pazzano |
Santuario Santa Maria della Stella
Nell’VIII secolo il Santuario della Madonna della Stella era Eremo e meta di monaci decisi a vivere la più severa ascesi anacoretica. Il primo documento che ci parla dell’Eremo è il Codice Greco 598 di Parigi, copiato a Stilo nel 1049. Nel 1096 l’eremo fu trasformato in Monastero. Alla suggestiva grotta, nella quale è conservata la statua in marmo bianco raffigurante la Madonna della Stella (1592), si accede scendendo una lunga scalinata scavata nella pietra. La tradizione narra che, proprio nel 1562, un vascello che si dirigeva verso Crotone, giunto in direzione della grotta della Madonna della Stella si immobilizzò. Dall'alto della rupe alcuni pastori videro, durante la notte, uscire dal Vascello una striscia di luce che allungava il suo raggio per miglia, fino a raggiungere e ad illuminare la lontana Grotta del Monte. Il mattino successivo, i pastori - nel tentativo di dare una risposta all’accaduto - scesero nel battello e scoprirono che esso trasportava una splendida statua in marmo della Madonna diretta verso un’altra località. I marinai e i pastori, interrogandosi sull’accaduto, capirono allora che la Vergine aveva scelto quel luogo per fermarsi: condussero quindi il sacro simulacro nella grotta e, solo in quel momento, la nave riuscì a riprendere la navigazione. La festa si celebra il 15 agosto. |
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| Villa San Giovanni |
Santuario Maria Santissima delle Grazie Pezzo
Villa S. Giovanni è il principale punto di imbarco per la Sicilia ed a ciò deve la sua importanza come centro marittimo e commerciale. Fondata dagli abitanti di Fiumara dopo il terremoto del 1783, nell'800 fu un importante centro economico, grazie alla fiorente industria della seta.
In località Ferrito vi è il Santuario della Madonna delle Grazie o Madonna del Pezzolo, riedificato in luogo della originaria chiesa del XVIII sec., distrutta dal terremoto.
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| Pietrapennata |
Santuario Madonna della Lica
Dai massi rocciosi che Lear definì la "roccia alata" di Punta Gallo, sopra le alture di Pietrapennata, attraverso il lecceto della Forestòla si scende alla vallata di Alìca, dove ancora si notano i resti di una antica Abbazia Basiliana che era sotto il titolo di S.Maria della Lica o di Alìca.
Il nome Alica deriva probabilmente dal nome che aveva quella contrada e per l'esistenza nella zona di un tempio dedicato ad Apollo Licio, che i Basiliani trasformarono in Abazia intitolandola a S. Maria che fu detta di A-Lica,
Nell'antica Abbazia Basiliana vi era una Statua pregiatissima e di finissimo marmo. E' opportuno precisare che se la sua fattura è da attribuirsi, come alcuni sostengono, ad Antonello Gagini di Messina, essa è anteriore al 1536 che è l'anno in cui morì l'artista.
Detta statua oggi si trova, dal 1887, dentro la Chiesa Parrocchiale dello Spirito Santo in Pietrapennata.
La Madonna di Alica festeggiata ogni anno da tempi immemorabili l'8 maggio.
Fino ai primi del 1800 ad Alica si teneva una Fiera di bestiame e si svolgeva la festa in onore della Madonna il giorno 8 maggio di ogni anno.
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| San Luca |
Santuario Madonna della Montagna di Polsi
Il Santuario della Madonna della Montagna sorge a 865 metri di altezza, nel cuore dell’Aspromonte. Esso è anche comunemente denominato “Santuario della Madre del Divin Pastore”. L’antico edificio fu eretto, nel corso del III secolo, dai Messinesi che, durante l’imperversare delle persecuzioni contro i Cristiani, lasciarono la loro terra per giungere in esilio nelle sperdute valli dell’Aspromonte. Fu qui che essi eressero la prima Chiesa, coronandone la facciata con una splendida Croce greca in ferro. Nel 1313 venne promulgato l’Editto di Costantino e concessa libertà di culto: gli esuli poterono così ritornare nella loro terra d’origine e abbandonare la sede di Polsi. A questo punto, la storia e la leggenda circa le origini del Santuario si mescolano: si dice, infatti, che nel 1144 un pastore si sia spinto all’interno delle vallate aspromontane, alla ricerca di un giovenco che si era disperso; la ricerca dell’animale lo portò a individuare la Croce di Ferro greca e l’antica sede cristiana; nell’istante in cui il pastore giunse nel luogo sacro, gli apparve l’immagine della Vergine Madre: ella si rivolse all’uomo indicandogli il punto dove desiderava fosse eretta la Chiesa. L’attuale impianto del Santuario risale alla prima metà dell’ VIII secolo. Complessivamente, tuttavia, lo stile può definirsi barocco. La festa della Madonna di Polsi si celebra nei primi giorni di settembre: il celebre scrittore calabrese, Corrado Alvaro, ne lascia una interessante descrizione nella monografia "Calabria" (Firenze, 1931). |
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| Reggio Calabria |
Santuario Santa Maria di Modena Reggio Calabria
Santuario Maria Santissima della Consolazione
Il Santuario di Santa Maria Madre della Consolazione è una delle più importanti chiese di Reggio Calabria. Conosciuto anche come Basilica dell’Eremo, esso è posto in una splendida posizione nell’omonimo quartiere della zona più alta della città. La sua origine risale al 1532: in quell’epoca esso venne edificato ad opera dei Cappuccini. Quando, nel 1577, la città venne liberata dalla peste, si additò alla Vergine l’origine di tale miracolo e la stessa divenne Patrona Principale di Reggio. Da allora, il popolo Reggino si rivolge alla Madonna in ogni momento di difficoltà e calamità. L’impianto sacro - oggi in vesti moderne, perché distrutto dal terremoto del 1907 e riedificato negli Anni Sessanta - custodisce la tela della Madonna della Consolazione, forse opera di S. Giordano (1547). La festa della Madonna della Consolazione si celebra il secondo sabato di settembre, con grande partecipazione popolare. |
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| San Lorenzo |
Santuario Madonna della Cappella
Il piccolo centro di San Lorenzo è situato tra le fiumare di Melito e dell'Amendolea, le sue origini sono dovute all'insediamento di monaci basiliani. A Chorio di San Lorenzo nacque il Beato Padre Catanoso. In località S. Pantaleone, sui resti di un antico monastero basiliano, nel 1807 è stata costruita la piccola chiesa della Madonna della Cappella oggi Santuario.
Il Santuario della Madonna della Cappella custodisce l'icona bizantina della omonima Madonna, che l'ultima domenica di luglio viene portata in processione nella chiesa di Santa Maria di Nives di S. Lorenzo. Il 12 agosto si svolge la processione con la quale l'icona ritorna nel Santuario, dove i festeggiamenti continuano sino a ferragosto, quando si concludono con un processione per le frazioni di San Lorenzo ed i festeggiamenti civili.
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| San Procopio |
| Santuario Maria Addolorata |
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| Seminara |
Santuario Madonna dei Poveri
L'iniziale struttura venne distrutta dal terremoto del 1908; successivamente venne ricostruita ed oggi ospita una delle tre statue presenti in Italia (le altre due sono a Tindari e ad Oropa). La statua, la più antica statua lignea della Calabria, è in legno di cedro, dipinta interamente di nero e rivestita da uno strato di oro zecchino con un insieme di elementi architettonici che richiamano l'arte arabo-bizantina. Si è ipotizzato che la statua sia stata trasportata dai monaci basiliani in fuga dall'Oriente. Secondo la tradizione, quando la Statua venne trovata tra le rovine della Chiesa di S. Fantino a Taureana, nessuno riuscì a sollevarla, se non un gruppo formato dai più poveri. Da allora viene acclamata come Madonna dei Poveri. Alla Madonna dei Poveri vengono attribuiti numerosi miracoli e ogni anno, in occasione della festa (13 -14-15 agosto) a Seminara convergono i fedeli provenienti da tutto il meridione d'Italia. |
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| Sinopoli |
Santuario Santa Maria di tutte le Grazie
Il Santuario di S. Maria delle Grazie sorge a Sinopoli Superiore. Esso custodisce la reliquia del capello della Madonna, donato – secondo la tradizione – al paese dal Conte Ruggero. Nel Santuario è conservata la tela, di fattura orientale, raffigurante la Madonna delle Grazie e risalente al 1136. L’8 settembre di ogni anno questo quadro viene portato in processione; la festa della Madonna delle Grazie è molto suggestiva poiché durante essa si svolge la “Dera”, una folcloristica fiaccolata con rami d’ulivo. |
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| Staiti |
Santuario Maria Santissima dei Tridetti
Il Santuario di Santa Maria dei Tridetti risale al periodo normanno – 11° e 12 secolo. Esso sorge in una posizione suggestiva ed ha un’architettura atipica rispetto agli altri santuari esistenti in Calabria. Più specificatamente, si tratta di una basilica a tre navate divisa da pilastri. Presenta tre absidi semicircolari e, nella cuspide della facciata, un campanile a vela. Oasi religiosa per numerosi eremiti, il Santuario testimonia il controverso passato di questa terra.
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| Tresilico |
Santuario Nostra Signora Regina delle Grazie
La Chiesa Parrocchiale di Tresilico (S. Caterina V.M. e S. Leone Magno) è stata elevata a Santuario Mariano, in onore della Vergine Santissima delle Grazie, (a fianco raffigurata in una immagine durante il restauro) nel 1958, proclamata dal Vescovo di allora S.E. Mons. Raspini, il 2 luglio dopo aver officiato il Pontificale. Nell'occasione furono letti la Bolla Vescovile ed il Decreto della Sacra Penitenzeria Apostolica. Il giorno prima, lo stesso Vescovo consacrò il nuovo altare di marmo, la cui parte inferiore risultava opera del XVI secolo e la rimanente era, invece, dovuta all'architetto Santelia (eseguì l'opera il tresilicese Fortunato Schimizzi). Le relative celebrazioni però ebbero inizio già dal 22 di giugno e proseguirono il 29 dello stesso mese col solenne ingresso in chiesa del simulacro della Madonna. La statua, ch'era stata collocata provvisoriamente in casa di Francesco Carbone, venne riaccompagnata nel consacrando santuario da una gran folla osannante e con una imponente fiaccolata. Grande merito per ciò viene doverosamente attribuito al Parroco del tempo D. Raffaele Petullà, ch'ebbe sempre a cuore - come del resto tutti i Parroci di Tresilico - la locale tradizione mariana e la rinascita del piccolo Tresilico. Da tale data si susseguono nel Santuario tresilicese, soprattutto nei giorni di festa in onore della Madonna delle Grazie 1 e 2 Luglio di ogni anno, gli arrivi di numerosi pellegrini organizzati, talvolta addirittura a piedi, nell'ambito della Diocesi ed anche al di fuori di essa. |
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| SANTUARI DELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA |
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| Dasà |
| Santuario Madonna della Consolazione |
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| Dinami |
Santuario Maria Santissima della Catena
Il Santuario della Madonna della Catena faceva parte di un Convento dei Frati Cappuccini, ormai cancellato dai terremoti. L’impianto sacro presenta una facciata a vela con campane e un interno a due navate sul cui soffitto si possono mirare delicate decorazioni. Il Santuario conserva la statua lignea della Vergine della Catena, opera di De Lorenzo.
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| Joppolo |
Santuario Madonna del Carmine
Il Santuario della Madonna del Carmine sorge sulla collina detta Monte Poro, in una posizione estremamente suggestiva e circondato da limpide sorgenti di acqua oligominerale. Il Santuario, meta di numerosi pellegrini duranti i festeggiamenti del 15 e del 16 luglio di ogni anno, fu fondato nel 19° secolo da Frate Carmelo Falduti. Al suo interno si conserva una statua lignea della Madonna del Carmine, risalente anch’essa al 19° secolo.
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| Parghelia |
Santuario Madonna di Portosalvo
Il Santuario della Madonna di Porto Salvo fu costruito nel 18° secolo. Di stile neoclassico, la sua facciata è scandita da lesene, sormontate da capitelli decorativi, ed è affiancata da un campanile cuspidato a base quadrata. Il portale d’ingresso ha forma rettangolare. All’interno dell’edificio si conservano splendide opere in marmo e tele di scuola napoletana, risalenti al Settecento. Citiamo, tra queste: l’altare e la balaustra in marmo, in stile barocco; il dipinto olio su tela raffigurante la Madonna di Porto Salvo (18° secolo); le tele della Sacra Famiglia, dell’Annunciazione e della Deposizione (18° secolo).
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| Porto di Nicotera |
| Santuario Madonna del Carmelo |
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| Serra San Bruno |
Santuario Santa Maria del Bosco
L’Ordine Certosino fu fondato nel 1901, nel territorio delle Serre Calabresi, da Bruno di Colonia. Alla ricerca di una vita solitaria da dedicare completamente a Dio, egli costruì l’Eremo di Santa Maria del Bosco, prima chiesa consacrata nel 1094. Dal 1193 il monastero fu gestito, fino al 1411, dall’Ordine Cistercense. Tornò, nuovamente, sotto il controllo dei Certosini agli inizi del Cinquecento, quando vennero ritrovate le ossa del fondatore Bruno e del suo successore Lanuino. Nel 1514 papa Leone X beatificò Bruno e autorizzò il culto certosino. La Certosa fu distrutta dal terribile terremoto del 1783 e fu riedificata solo nei primi del Novecento. Il Santuario risale al Seicento. Oltre alla Chiesa di Santa Maria del Bosco, esso ospita il Dormitorio di San Bruno e un laghetto nel quale il Santo era solito fare penitenza. Nel 1979, sotto la pavimentazione della Chiesa, sono state rinvenute le ossa dei compagni di San Bruno: esse sono oggi conservate in un ossario posto a due metri e mezzo sotto la nuova pavimentazione e coperto da una lastra di vetro. Al 1994 risale, invece, l’apertura del Museo della Certosa. |
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| Soriano Calabro |
Santuario di San Domenico
Il Santuario di San Domenico risale al 1510, quando i Domenicani fondarono – nel territorio di Soriano – uno dei più importanti conventi del loro Ordine in Europa. Il Santuario - ricordato per aver ospitato Carlo V e Tommaso Campanella – custodisce una tela di S. Domenico e numerose opere d’arte e oggetti preziosi. Il Santo venerato nel Santuario viene, da secoli, considerato protettore dei “mostazzolari”, cioè dei produttori di mostaccioli (in dialetto: mustazzola). I mostaccioli sono dolci tipici calabresi a pasta molto dura, preparati con farina, miele d’arancio e mosto cotto e decorati da carta stagnola colorata. Si narra che, in un periodo di carestia, tali biscotti furono offerti da un monaco misterioso alla popolazione affamata di Soriano: da questo fatto, la convinzione che tali dolci fossero un regalo miracoloso operato dallo stesso San Domenico e la tradizione di offrire gli stessi in voto alle chiese della zona.
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| Tropea |
Santuario Santa Maria dell'Isola
Il Santuario di “Santa Maria dell’Isola” sorge su una suggestiva scogliera a picco sul mare. Meta, di numerosi pellegrini, vi si giunge attraversando una lunga e ripida scala ricavata lungo speroni rocciosi. L’attuale facciata dell’edificio risale al 1905, ma l’impianto originario è dell’11° secolo. La forma primitiva è bizantina, a pianta centrale: sono state successivamente aggiunte tre piccole navate. Al 14° secolo risalgono un rilievo di Cristo tra i Santi e una pietra tombale, opera del Maestro da Mileto, dalle linee gotiche. Del Settecento è, invece, la tela, adagiata nella volta, che ritrae la S. Famiglia, e il gruppo statuario posto nell’altare. All’interno del Santuario, inoltre, sono ancora evidenti i resti murari dell’impianto medievale. Fino agli inizi del 19° secolo la chiesa era direttamente collegata alla cittadina da un cavalcavia. Oggi la chiesa richiama un gran numero di fedeli sia in occasione della processione sul mare, il 15 agosto, sia l’8 settembre. Dietro la chiesa, un romantico giardino con balconate a picco sul mare.
Santuario Madonna di Romania
Il Santuario della Madonna della Romania risale all’anno Mille. Al suo interno è conservata la tela bizantina di una Vergine nera che, secondo la tradizione, fu portata in Calabria dalla Romania dai monaci basiliani nel milletrecento circa. Si narra che, nel 1638, la Vergine apparve in sogno al Vescovo di Tropea Ambrogio Cordova: Ella lo avvertì che presto un terremoto avrebbe devastato la Calabria. Il 27 marzo di quell’anno, il religioso perciò istituì una processione di penitenza e proprio nell’istante in cui numerosi pellegrini si erano radunati ad onorare la Madonna si scatenò il terremoto; la calamità distrusse numerose zone della regione ma lasciò intatta Tropea. Per questo episodio, la Madonna della Romania fu riconosciuta Patrona del paese. A Lei furono attribuite anche la salvezza dalla peste seicentesca e da un altro terremoto verificatosi nel 1659. In onore della Vergine, il 15 agosto di ogni anno i Tropeani portano la statua che la raffigura a bordo di una barca e la spingono fino alla baia di Riaci; la suggestiva processione sul mare si chiude, poi, con una fiaccolata sulla spiaggia. La festa della Madonna della Romania si celebra il 9 settembre e richiama numerosi fedeli dalle zone limitrofe.
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| Vallelonga |
Santuario Madonna di Monserrato
Il Santuario della Madonna di Monserrato, distante solo 30 km da Pizzo Calabro, è uno dei luoghi sacri più frequentati della Calabria. Il culto della Vergine di Monserrato è di origine aragonese: deriva dal noto Santuario della Madonna di Monserrat fondato, nel 1030, vicino alla città spagnola di Barcellona. Esso si diffuse enormemente a Vallelonga in seguito al terribile terremoto del 1783: in quell’occasione, infatti, il paese fu risparmiato da danni ingenti e tale grazia fu attribuita alla Vergine, dispensatrice di miracoli. Il Santuario, ricostruito nell’ultimo dopoguerra, ha perso il suo stile: solo il portale e l’altare maggiore ci descrivono fedelmente le vestigia di un’epoca passata. Il portale, posto al centro di una splendida facciata tripartita, è in pietra, in stile barocco; ai lati, due bassi campanili a cupola. L’interno, a tre navate, è scandito da pilastri quadrati rivestiti di marmi ed è arricchito da stucchi. Numerose sono le opere che si conservano nel Santuario: le tre tele di Andrea Cefaly da Cortale raffiguranti, rispettivamente, la “Giuditta con la testa di Oloferne”, la “Natività” e la “Fuga in Egitto”; la statua della Madonna con il Bambino, posta sull’altare maggiore – quest’ultimo in marmi policromi, opera della raffinata arte dei maestri serresi; due piccole sculture in marmo del Seicento, raffiguranti due frati domenicani; l’affresco di Diego Grillo (19° secolo), che ritrae l’Incoronazione della Vergine; la Santa Lucia lignea, seicentesca, e il San Giuseppe ligneo di Vincenzo Scrivo (19° secolo). La festa della Madonna di Monserrato si celebra la seconda domenica di luglio; dell’evento, molto commovente e degno di nota è il momento in cui la processione, che porta a spalla la statua della Vergine, si ferma silenziosa sotto una grande quercia del vicino boschetto: è il momento, questo, in cui la Madonna si impossessa del Paese. |
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