Grazie alla diversità dei suoi ambienti, il Parco Nazionale dell’Aspromonte offre un habitat ideale per un ricchissimo patrimonio floristico.
Nella fascia costiera si trovano estese piantagioni di ulivi, aranci, limoni e mandarini. Esclusivamente sul versante ionico, sempre a quote basse, viene coltivato il bergamotto, noto per l’essenza che si ricava dai suoi frutti. Nelle vicinanze di antichi casolari, inoltre, è possibile ancora trovare vecchi esemplari del gelso, che testimoniano la diffusione che fino alla metà del secolo scorso aveva nell’Aspromonte l’allevamento del baco da seta (che si nutre, per l’appunto, delle foglie cuoriformi di questo albero).
A bassa quota, le zone non coltivate sono coperte da una vasta e variegata macchia mediterranea. Qui crescono la ginestra, il cisto, la fillirea, il corbezzolo, il lentisco, il mirto, l’erica arborea, il ginepro fenicio e l’euforbia arborea.
I corsi delle fiumare sono fiancheggiati dall’ontano nero, dal pioppo nero e dal salicone, mentre nei loro greti crescono l’oleandro e la tamerice.
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Sul massiccio montuoso i boschi coprono circa 40.000 ettari, arrivando fino alle quote più alte.
La foresta sempreverde delle quote basse è dominata dal leccio. Alcuni di questi alberi possono arrivare a un’età di qualche centinaio d’anni e raggiungere un’altezza compresa tra i 25 e i 30 m. Esemplari bellissimi di leccio si trovano nella media e bassa valle della fiumara Butramo. Si tratta di una specie arborea molto resistente, che tollera bene l’aridità estiva del suolo ed è in grado di rigenerarsi anche quando il tronco viene tagliato o bruciato, perché le radici sono capaci di emettere nuovi polloni (germogli che si sviluppano dal tronco di una pianta). Le piante giovani sono dotate di spine per difendersi dal pascolo degli erbivori.
Alle altitudini medio-basse (fino ai 1.000 m) nell’Aspromonte sono anche molto diffusi i castagni. Nell’alta valle della fiumara Bonamico, nei pressi del santuario di Polsi e nella zona compresa tra il Monte Fernia e il Monte Antenna è possibile ammirare castagni plurisecolari, che superano facilmente i 25 m d’altezza.
Le quote fino a 1.200 m sono l’habitat preferito dell’acero di monte, del frassino e dell’ontano napoletano.
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Per via della notevole differenza climatica, i versanti tirrenico e ionico mostrano due tipi di vegetazione molto diversi tra loro.
Sul versante ionico si trovano numerose caducifoglie, che prediligono il clima più fresco e umido delle quote elevate. Fino a 800 m si trovano numerose roveri, una varietà della quercia che viene massicciamente utilizzata per il suo legno pregiato.
Esemplari di rovere di notevoli dimensioni si possono ammirare soprattutto sui crinali dei Monti Iofri e sul Puntone Galera, e sugli spartiacque tra le alte valli della fiumara Butramo e dei torrenti Ferraia e Aposcipo. Antichissimi esemplari con un diametro che può anche superare i 3 m si trovano sui crinali di Pietra Mazzulisa, tra le località Acatti e Afrèna. Diffusa un po’ ovunque è la roverella, una specie quercina di minori dimensioni, che a volte assume l’aspetto di un grosso arbusto.
Un’ulteriore specie quercina presente in questa fascia di altitudine è il farnetto (quercus frainetto), caratterizzato da foglie ampie e fessurate, tipico della zona sovrastante i centri abitati di Samo e San Luca.
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L’albero forse più caratteristico dell’Aspromonte si trova sul versante tirrenico, a quote comprese tra gli 800 e i 1.700 m. Si tratta del pino laricio, una conifera endemica presente sulle pendici dell’Etna in Sicilia e soprattutto in Calabria.
È un albero molto alto – alcuni esemplari possono addirittura raggiungere i 50 m d’altezza – con una stretta chioma, che permette la formazione di foreste densissime. Esemplari di considerevoli dimensioni si trovano sui crinali e sulle pendici delle valli fluviali, come quelle dell’Amendolea, del San Leo, dell’Aposcipo, del Ferraina o nel vallone della Madonna. Sul versante tirrenico, il cui clima è contraddistinto da un’aria più fresca e umida e da precipitazioni più frequenti e forti rispetto al versante ionico, le foreste delle quote medio-alte sono dominate dal faggio.
La specie predilige climi temperati, caratterizzati da inverni relativamente brevi e da estati fresche e piovose. Nel corso dell’anno le foglie di questi alberi assumono un’ampia gamma di colori: verde chiaro in primavera, verde carico in estate, rosso vivo in autunno e infine ruggine in inverno. Sul versante tirrenico si trova anche l’abete bianco, una conifera dal fusto dritto, chioma a forma di cono e foglie aghiformi sempreverdi, che in casi particolari può raggiungere anche i 50 m d’altezza. |
Rappresenta una rarità, nella ricchissima flora del Parco Nazionale dell’Aspromonte, la felce tropicale (woodwardia radicans), le cui origini risalgono a 60 milioni di anni fa, quando il clima dei paesi mediterranei assomigliava a quello delle zone tropicali, dove la pianta è molto diffusa.
Sull’Aspromonte trova il suo habitat ideale in ambienti ombreggiati con elevata umidità e temperature miti e stabili, cioè nei valloni del versante tirrenico a quote comprese tra i 200 e i 400 m, dove ci sono acque correnti e una folta vegetazione, che protegge le felci dalla luce. La woodwardia radicans può raggiungere anche 2 m d’altezza.
I fitti e umidi boschi dell’Aspromonte costituiscono inoltre l’ambiente ideale per la crescita di una grande varietà di funghi (porcini, boleti, pineroli, rositi, russale, cantarelli, macrolepiota, lattari, ramaria e tricologa), che non trova paragone in altre parti d’Italia. Raro, ma comunque presente sul territorio del Parco, è anche l’ovolo buono.
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